Malattia Simulata, Apprendimento Interrotto: L’Impatto Scolastico della Sindrome di Münchhausen per Procura

Malattia Simulata, Apprendimento Interrotto: L’Impatto Scolastico della Sindrome di Münchhausen per Procura

Autrice : Marisa De Domenico -Psicologa esperta in orientamento scolastico e DSA

Cos’è la sindrome di Münchhausen per procura?

La sindrome di Münchhausen per procura, oggi definita Disturbo fittizio imposto ad un altro, è una grave forma di abuso nella quale un caregiver falsifica, esagera o induce sintomi o condizioni di malattia in un’altra persona, frequentemente un bambino.

Perché si chiama sindrome di Münchhausen?

 Il Barone di Münchausen è un personaggio realmente esistito nel XVIII secolo e reso celebre dai racconti romanzati pubblicati da Rudolf Erich Raspe. Il Barone era noto per raccontare storie straordinarie e inverosimili sulle proprie imprese.  l termine “sindrome di Münchausen” venne usato in ambito medico, per indicare quei pazienti che simulano malattie o si provocano sintomi per attirare l’attenzione medica. La variante “per procura” è  più grave poichè la persona in questione  non simula malattie su sé stessa, ma le induce o le simula su un’altra persona, solitamente un figlio, per ottenere attenzione, compassione e ammirazione come “genitore devoto”.

Dunque, a differenza di altri abusi più visibili, questo agisce nell’ombra, camuffandosi dietro gesti di apparente premura e attenzione.

A mettere in atto questi comportamenti è un caregiver, frequentemente un genitore. Nelle casistiche cliniche le madri risultano più spesso coinvolte, ma il fenomeno non è limitato alla figura materna.

Ma perché? Non per ottenere vantaggi materiali, come accade in altri casi, bensì per ottenere attenzione
e riconoscimento. Il genitore appare come devoto, instancabile, pronto a tutto per il bene del figlio “malato”, e in questo ruolo riceve spesso compassione, ammirazione, rispetto. Dietro questa facciata però, c’è una volontà precisa: usare il bambino per soddisfare un bisogno personale.

Sindrome di Münchhausen per procura e scuola: quali conseguenze?

Il bambino, da parte sua, è la vera vittima: vive in un costante stato di confusione, paura, dolore e
dipendenza. Non può capire perché sta male, o perché viene curato per qualcosa che non ha. A volte finisce per credere di essere realmente malato, altre si ribella ma viene zittito o ignorato. Tra gli effetti più subdoli della sindrome c’è quello che possiamo chiamare effetto scolastico indiretto.
Anche se la scuola non è il luogo in cui l’abuso avviene, ne risente in maniera evidente. Un bambino sottoposto a questa sindrome può trascorrere moltissimo tempo fuori dalla scuola: visite mediche frequenti, ricoveri ospedalieri, periodi di presunto riposo a casa. Tutto questo interrompe la
continuità educativa, con evidenti difficoltà di apprendimento.

Le lacune si accumulano, e il bambino fatica a stare al passo con la classe. Il bambino impara a definirsi attraverso la malattia,
anche se questa è inventata o indotta. In aula, potrebbe evitare il gioco, l’attività fisica, o addirittura cercare inconsciamente di mantenere l’identità di “malato” anche con i compagni e gli insegnanti.

Questo lo isola, lo rende diverso. L’idea di essere fragile o bisognoso diventa parte di sé, e può
influenzare anche il modo in cui apprende o si relaziona. Essere costantemente al centro di pratiche
mediche invasive o di raccomandazioni che lo trattano come malato può generare disturbi d’ansia,
depressione, ritiro sociale, o comportamenti oppositivi. Il bambino può diventare apatico,
aggressivo o estremamente dipendente dagli adulti. Tutto questo compromette la sua capacità di
integrarsi e di vivere con serenità l’esperienza scolastica. Un altro effetto drammatico è che questi
bambini imparano a non fidarsi delle proprie percezioni. Se il proprio corpo dice che stanno bene,
ma l’adulto di riferimento insiste che sono malati, la confusione cresce. Questo può riflettersi anche
nello studio: si sentono insicuri, indecisi, incapaci di leggere correttamente la realtà, di esprimere
opinioni, di fidarsi delle proprie intuizioni.

Quali segnali possono osservare gli insegnanti?

La scuola come sentinella silenziosa

In molti casi, la scuola rappresenta l’unico spazio “neutro” in cui il bambino può mostrare segnali di
disagio. Gli insegnanti, i compagni, i collaboratori scolastici, tutti possono diventare osservatori
attenti. A volte sono proprio loro i primi ad accorgersi che qualcosa non va. Quando un bambino
mostra un quadro incoerente – frequenti malattie senza diagnosi chiare, difficoltà emotive,
isolamento, racconti strani o contraddittori sulla sua salute – è fondamentale non banalizzare, ma
anche non giudicare troppo in fretta. Serve attenzione, empatia, e soprattutto la capacità di attivare
gli strumenti giusti: il confronto con il dirigente scolastico, l’intervento di psicologi scolastici.

La scuola non ha il compito di formulare una diagnosi di sindrome di Münchhausen per procura. Può però osservare e documentare eventuali incongruenze o segnali di disagio e, quando emergono elementi che fanno ipotizzare una situazione di pregiudizio per il minore, attivare le procedure previste per la tutela del bambino attraverso i soggetti e i servizi competenti.

Sindrome di Münchhausen per procura: proteggere il bambino significa anche ascoltarlo

Conclusioni

La sindrome di Münchhausen per procura può avere conseguenze profonde non soltanto sulla salute fisica del bambino, ma anche sul suo benessere psicologico, sulle relazioni e sul percorso scolastico. Assenze frequenti, interruzioni dell’apprendimento, isolamento e progressiva identificazione con il ruolo di “bambino malato” possono interferire con esperienze fondamentali per la crescita.

La scuola può rappresentare un importante luogo di osservazione e di tutela. Insegnanti ed educatori non hanno il compito di formulare una diagnosi, ma possono cogliere eventuali segnali di disagio, documentare situazioni ricorrenti o incongruenti e contribuire, attraverso la rete dei professionisti e dei servizi competenti, alla protezione del minore.

Quando il bambino ha vissuto a lungo all’interno di una realtà costruita intorno alla malattia, ritrovare fiducia nelle proprie sensazioni, negli adulti e nella possibilità di stare bene può richiedere tempo. Per questo sono fondamentali relazioni affidabili e un contesto nel quale possa tornare gradualmente a sentirsi bambino, e non paziente: libero di imparare, giocare, costruire relazioni e sviluppare la propria autonomia.

La sindrome di Münchhausen per procura è un dramma che si consuma nel silenzio, ma lascia segni
profondi nella psiche e nella vita di chi la subisce. Il bambino coinvolto non è solo una vittima
fisica: è un bambino a cui viene rubata l’infanzia, la libertà, la fiducia in se stesso e nel mondo.

Questa sindrome ci interroga anche su qualcosa di più ampio: quanto sappiamo ascoltare davvero i bambini? Quanto spazio diamo alla loro voce, alla loro percezione, al loro diritto di essere sani, liberi, autonomi?

Anche dopo un’esperienza così
traumatica, la ricostruzione è possibile. Ma richiede tempo, pazienza e relazioni sane.

Il bambino ha bisogno di adulti affidabili, che lo guardino non come un malato da curare, ma come un individuo
da accompagnare. Serve restituirgli il diritto a stare bene senza sensi di colpa, a essere ascoltato
senza essere manipolato, a imparare, giocare, vivere senza il filtro della malattia fittizia. In questo
senso, ogni insegnante, ogni educatore, ogni compagno può essere una piccola luce nel buio. Ogni
gesto di ascolto autentico, di rispetto, di incoraggiamento è un passo nella direzione della
guarigione.

Dottoressa Laura Muscarella: come posso aiutarti

Se alcuni comportamenti, difficoltà emotive o situazioni che riguardano tuo figlio ti preoccupano e senti il bisogno di comprenderli meglio, un primo colloquio psicologico può aiutarti a fare chiarezza e a individuare il percorso più appropriato.

Attraverso Psinfantile è possibile richiedere una consulenza di orientamento psicologico e, quando necessario, essere indirizzati verso il professionista più adatto alle specifiche esigenze del bambino e della famiglia.

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