Articolo a cura di Laura Muscarella – Psicologa Esperta in Neuropsicologia
Ti è mai capitato di svegliarti nel cuore della notte, essere perfettamente cosciente e accorgerti di non riuscire a muovere il corpo né a parlare?
Provi a girarti, ad alzare un braccio, magari persino a chiamare qualcuno, ma il corpo sembra non rispondere. In alcuni casi si aggiunge una sensazione ancora più inquietante: la percezione che ci sia qualcuno nella stanza, un’ombra, un rumore, una presenza vicino al letto o un peso sul petto.
L’esperienza può essere così realistica e angosciante da far pensare che stia accadendo qualcosa di grave.
Eppure, nella maggior parte dei casi, dietro questa esperienza c’è un fenomeno conosciuto e generalmente benigno: la paralisi del sonno.
Per comprenderla bisogna entrare, almeno per qualche minuto, nel curioso territorio di confine tra sonno e veglia.
Cos’è la paralisi del sonno?
La paralisi del sonno è un fenomeno che può verificarsi durante il passaggio dal sonno alla veglia oppure, meno frequentemente, mentre ci si sta addormentando. (Leggi Il sogno tra neuroscienze e psicologia)
La persona acquisisce consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante, ma temporaneamente non riesce a compiere movimenti volontari o a parlare.
La spiegazione è legata soprattutto a una particolare fase del sonno: la fase REM (Rapid Eye Movement).
Durante il sonno REM l’attività cerebrale è intensa e si verificano frequentemente sogni molto vividi. Contemporaneamente il nostro organismo mette in atto un meccanismo fondamentale: la cosiddetta atonia muscolare.
Gran parte della muscolatura volontaria viene temporaneamente inibita. È un normale fenomeno fisiologico che, tra le altre cose, ci impedisce di mettere concretamente in atto i movimenti che stiamo compiendo nei sogni.
Quando ci svegliamo, normalmente, il ritorno della piena consapevolezza e quello del controllo muscolare avvengono quasi contemporaneamente.
Nella paralisi del sonno, invece, per alcuni istanti si crea una sorta di sfasamento: la coscienza è già tornata, mentre l’atonia muscolare tipica del sonno REM persiste ancora.
Ed ecco quella sensazione tanto particolare quanto spaventosa:
la mente è sveglia, ma il corpo sembra essere rimasto addormentato.
Perché la paralisi del sonno fa così paura?
L’impossibilità di muoversi sarebbe già sufficiente a generare paura. Ma la paralisi del sonno presenta un’altra caratteristica che può rendere l’esperienza ancora più intensa.
Durante alcuni episodi possono comparire percezioni estremamente vivide.
C’è chi riferisce di vedere ombre o figure nella stanza, chi sente voci, passi o altri rumori e chi ha la netta sensazione che qualcuno si trovi accanto al letto.
Una delle esperienze più frequentemente descritte è proprio la cosiddetta “presenza percepita”: la convinzione momentanea, molto realistica, che nella stanza ci sia qualcun altro.
Possono verificarsi anche sensazioni corporee, come un peso o una pressione sul torace, talvolta accompagnate dalla paura di non riuscire a respirare.
Le percezioni che compaiono nella transizione verso il sonno vengono definite ipnagogiche, mentre quelle che si verificano durante il passaggio dal sonno alla veglia vengono chiamate ipnopompiche.
In sostanza, mentre la persona sta diventando consapevole dell’ambiente reale, alcuni elementi propri dell’attività onirica possono ancora essere presenti.
È un po’ come se, per alcuni istanti, sogno e realtà si sovrapponessero.
La stanza che stiamo guardando è reale. L’ombra, la voce o la presenza che percepiamo possono invece appartenere ancora al mondo del sogno.
Questo contribuisce a spiegare perché l’esperienza venga vissuta come così autentica.
Paralisi del sonno e allucinazioni: significa avere un disturbo psicologico?
È una delle paure che possono sorgere dopo un episodio particolarmente vivido.
La risposta è no: non necessariamente.
Le esperienze percettive che possono accompagnare una paralisi del sonno si verificano in uno stato particolare di transizione tra sonno REM e veglia e, considerate all’interno di questo contesto, non rappresentano di per sé il segnale di un disturbo psicotico.
La persona, una volta completamente sveglia, generalmente riconosce l’eccezionalità dell’esperienza.
Proprio la scarsa conoscenza del fenomeno, tuttavia, ha fatto sì che nel corso della storia la paralisi del sonno venisse interpretata nelle maniere più diverse.
Demoni, spiriti, entità, presenze soprannaturali o esseri seduti sul petto del dormiente compaiono nelle tradizioni di numerose culture.
Non è difficile comprenderne il motivo: svegliarsi immobilizzati, percependo contemporaneamente una presenza nella stanza, prima che esistesse una spiegazione neurofisiologica del fenomeno, doveva essere un’esperienza ancora più difficile da interpretare.
Quanto dura una paralisi del sonno?
La percezione può essere quella di essere rimasti immobili per un tempo interminabile, ma generalmente gli episodi sono brevi e si risolvono spontaneamente.
Possono durare da pochi secondi ad alcuni minuti.
Durante un’esperienza caratterizzata da paura e impossibilità di reagire, tuttavia, anche un intervallo relativamente breve può essere percepito come molto più lungo.
Al termine dell’episodio il controllo volontario dei muscoli ritorna completamente.
Perché viene la paralisi del sonno?
Non sempre è possibile individuare una singola causa.
Un episodio isolato può verificarsi anche in una persona perfettamente sana e non significa necessariamente che esista un disturbo del sonno.
Sono stati però individuati alcuni fattori associati a una maggiore probabilità di sperimentare il fenomeno.
Tra questi troviamo soprattutto:
- dormire troppo poco;
- avere orari di sonno molto irregolari;
- frequenti interruzioni o frammentazioni del sonno;
- cambiamenti importanti del ritmo sonno-veglia;
- jet lag;
- periodi di forte stress;
- alcuni disturbi del sonno.
Anche dormire in posizione supina, cioè sulla schiena, è stato associato in diversi studi a una maggiore probabilità di episodi.
Esiste inoltre un’associazione tra paralisi del sonno e narcolessia, ma è importante non confondere le due condizioni: sperimentare una paralisi del sonno, soprattutto se occasionale, non significa essere affetti da narcolessia.
Che rapporto c’è tra stress, ansia e paralisi del sonno?
Stress e sintomi ansiosi sono stati associati a una maggiore frequenza della paralisi del sonno, ma sarebbe semplicistico affermare che la paralisi sia semplicemente “causata dall’ansia”.
Il rapporto può essere più complesso.
Un periodo di stress può modificare la qualità del sonno, renderlo più frammentato, farci andare a letto più tardi o provocare frequenti risvegli. Tutte condizioni che possono facilitare fenomeni di transizione anomala tra sonno REM e veglia.
Può inoltre instaurarsi un circolo vizioso.
Dopo un episodio molto spaventoso, la persona può iniziare ad avere paura di addormentarsi o temere che la paralisi possa ripresentarsi.
Questa preoccupazione può aumentare l’attivazione serale e peggiorare ulteriormente il sonno.
E un sonno insufficiente o irregolare può, a sua volta, aumentare la probabilità di nuovi episodi.
Per questo motivo comprendere cosa sta succedendo è già importante: dare un nome all’esperienza può ridurre le interpretazioni catastrofiche e la paura che ne deriva.
Cosa fare durante una paralisi del sonno?
Quando ci si trova nel mezzo di un episodio può essere difficile ragionare lucidamente. Conoscere in anticipo il fenomeno, però, può renderlo meno terrificante.
La prima cosa da ricordare è:
passerà.
La paralisi del sonno è temporanea e il normale controllo muscolare ritorna spontaneamente.
Piuttosto che tentare disperatamente di muovere tutto il corpo, può essere utile cercare di mantenere l’attenzione sul respiro e ricordarsi ciò che sta accadendo.
Alcune persone trovano utile concentrare lo sforzo su un movimento molto piccolo, per esempio provando a muovere un dito della mano o del piede, invece di tentare immediatamente di sollevarsi.
Ma forse lo strumento più importante è poter riconoscere mentalmente l’esperienza:
“È una paralisi del sonno. So cosa sta succedendo. Tra poco passerà.”
La paura nasce infatti non soltanto dall’immobilità, ma anche dalla sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di inspiegabile e incontrollabile.
Si può prevenire la paralisi del sonno?
Non esiste un sistema in grado di garantire che non si verifichi mai più, ma alcune abitudini possono ridurre i fattori che ne favoriscono la comparsa.
In particolare può essere utile cercare di:
- dormire un numero sufficiente di ore;
- mantenere, per quanto possibile, orari abbastanza regolari;
- evitare periodi prolungati di forte privazione di sonno;
- intervenire sulle cause di frequenti risvegli o sonno frammentato;
- ridurre le alterazioni importanti del ritmo sonno-veglia;
- curare la qualità generale del sonno.
Se ci si accorge che gli episodi compaiono soprattutto dormendo sulla schiena, può essere utile provare una posizione differente.
Anche la gestione dello stress può avere un ruolo, soprattutto quando questo interferisce significativamente con il riposo.
Quando bisogna preoccuparsi?
Una paralisi del sonno occasionale non è generalmente pericolosa e, da sola, non richiede necessariamente un trattamento.
Vale invece la pena parlarne con il proprio medico o con uno specialista quando gli episodi diventano frequenti, provocano un’intensa paura di dormire o compromettono significativamente la qualità del riposo e la vita quotidiana.
Una valutazione è particolarmente importante se, oltre alle paralisi del sonno, sono presenti marcata sonnolenza durante il giorno, attacchi irresistibili di sonno o episodi di improvvisa perdita del tono muscolare, soprattutto in relazione a emozioni intense.
In questi casi è opportuno valutare la presenza di altri disturbi del sonno, tra cui la narcolessia.
Paralisi del sonno: conoscere il fenomeno aiuta a ridurne la paura
La paralisi del sonno è uno di quei fenomeni nei quali pochi secondi possono sembrare lunghissimi.
La persona è cosciente. Riconosce la stanza. Vorrebbe muoversi o chiamare qualcuno. Eppure il corpo non risponde. Se a questo si aggiungono immagini, rumori o la sensazione di una presenza, è comprensibile che l’esperienza possa diventare terrificante.
Ma proprio ciò che la rende così inquietante ci permette anche di comprenderla.
Per qualche istante due stati che normalmente si susseguono ordinatamente – il sonno REM e la veglia – si sovrappongono: la consapevolezza dell’ambiente è già tornata, mentre l’atonia muscolare propria del sonno REM non è ancora completamente scomparsa.
Il fenomeno che sembrava misterioso acquista così un significato preciso.
E sapere che cosa sta accadendo non garantisce che una paralisi del sonno non si ripresenti, ma può cambiare radicalmente il modo in cui viene vissuta.
Perché, se dovesse accadere ancora, insieme alla paura potrà esserci anche un pensiero rassicurante:
“So cos’è. E so che passerà.”
Domande frequenti sulla paralisi del sonno
1. La paralisi del sonno è pericolosa?
Nella maggior parte dei casi, no. La paralisi del sonno isolata è un fenomeno transitorio e generalmente benigno. Può essere molto spaventosa, soprattutto quando si verifica per la prima volta, ma tende a risolversi spontaneamente in pochi secondi o alcuni minuti. Se gli episodi diventano frequenti, compromettono la qualità del sonno o si associano a un’eccessiva sonnolenza durante il giorno, è invece opportuno parlarne con il proprio medico.
2. Si può morire durante una paralisi del sonno?
No, la paralisi del sonno di per sé non provoca la morte. Durante l’episodio si può avvertire una sensazione di pressione sul petto o avere l’impressione di non riuscire a respirare correttamente, ma la respirazione continua. La combinazione tra immobilità, paura e particolari sensazioni corporee può tuttavia rendere l’esperienza estremamente realistica e angosciante.
3. Perché durante la paralisi del sonno si vedono persone, ombre o presenze?
Durante una paralisi del sonno alcuni elementi caratteristici del sonno REM possono persistere mentre la persona è già consapevole dell’ambiente circostante. Possono quindi comparire percezioni visive, uditive o corporee molto vivide, come vedere un’ombra, udire una voce o avvertire la presenza di qualcuno nella stanza. Queste esperienze, quando compaiono nel contesto della paralisi del sonno, non indicano di per sé la presenza di un disturbo psicotico.
4. La paralisi del sonno è collegata all’ansia?
Stress e sintomi ansiosi sono stati associati a una maggiore frequenza degli episodi, ma non è corretto affermare semplicemente che la paralisi del sonno sia causata dall’ansia. Stress e preoccupazioni possono interferire con la qualità, la durata e la regolarità del sonno, creando condizioni che possono favorire gli episodi. Inoltre, dopo una paralisi particolarmente spaventosa, la paura che possa ripetersi può generare ansia al momento di andare a dormire.
5. La paralisi del sonno è un sintomo di narcolessia?
La paralisi del sonno può verificarsi nelle persone con narcolessia, ma sperimentarla non significa avere la narcolessia. Episodi occasionali possono presentarsi anche in persone che non hanno alcun disturbo del sonno. È opportuno approfondire la situazione soprattutto quando alle paralisi si associano marcata sonnolenza diurna, episodi irresistibili di sonno o improvvise perdite del tono muscolare legate alle emozioni, sintomo noto come cataplessia.
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