IL RIFIUTO SCOLASTICO: CAUSE E SOLUZIONI

Il fallimento scolastico incide profondamente sull’autostima del soggetto, determinando atteggiamenti e comportamenti di allontanamento dalla scuola, fonte di frustrazione, con il conseguente ritiro o fuga dall’impegno. L’insuccesso è il frutto di processi mediatori determinanti nella caduta del rendimento scolastico, che risulta profondamente compromesso, a prescindere dalle abilità cognitive possedute dal soggetto.

Disattenzione, disinteresse per le attività scolastiche, assenze prolungate, in alcuni casi, possono costituire segnali premonitori di un successivo abbandono scolastico. L’insorgenza delle paure scolastiche si manifesta più frequentemente tra gli 11 e i 13 anni, in corrispondenza con l’ingresso nella scuola secondaria; tuttavia esistono alti picchi di frequenza: tra i 5 e i 7 anni e l’altro in età superiore ai 15 anni. L’incidenza  del rifiuto scolastico nelle  ragazze è maggiore nelle fasce d’ età precoci,  mentre nei  ragazzi tale incidenza cresce  durante l’adolescenza.

L’insorgenza è spesso improvvisa e non accompagnata da sintomi premonitori.

I sintomi si manifestano sia in concomitanza delle situazioni ansiogene, sia prima di affrontare le situazioni temute attraverso disturbi emozionali talmente intensi da generare forme di somatizzazione (nausea, vomito, dolori addominali); talvolta possono assumere le caratteristiche di un vero e proprio attacco di panico e sono anche frequenti reazioni motorie, crisi di agitazione o violenza fisica rivolta agli adulti che contraddicono o tentano di convincere il bambino ad andare a scuola. Per giustificare il rifiuto le più frequenti paure riferite dal bambino riguardano la maestra autoritaria, i compagni disturbanti, l’essere interrogato. Durante invece l’adolescenza queste motivazioni vengono sostituite secondo il seguente ordine; paura dell’esame, critiche alle qualità dell’insegnamento e relazioni problematiche con i compagni. Al di fuori della condizione stressante, ad esempio durante le vacanze, i problemi scompaiono, per ricomparire alla ripresa delle attività scolastiche.

FONTE https://www.casadellostudente.net/rifiuto-scolare-e-come-riconoscerlo/

Il rifiuto scolastico : conseguenze

La molteplicità dei disturbi somatici manifestati dai soggetti che si oppongono alla frequenza della scuola, porta l’attenzione dei genitori verso una spiegazione unicamente organica delle cause.

I ragazzi sono così costretti a controlli ed esami medici che, trascurando l’analisi delle componenti psicologiche, ritardano la definizione delle variabili in gioco e la diagnosi dei fattori rilevanti. Il ritardo valutativo fa si che le conseguenze dei fallimenti vissuti siano presenti a qualunque età con effetti che, a causa della mancanza di interventi tempestivi, si protraggono nel tempo, aggravando il quadro sintomatologico, si osservano l’instaurarsi di condotte assenteiste, ripetuti episodi di insuccesso scolastico, l’abbandono all’impegno intellettivo e l’aumento di abitudini di vita contraddistinte da poche attività e scarsi interessi. Di solito gli insegnanti attribuiscono le cause del rifiuto scolastico a situazioni, persone, contesti estranei alla scuola (instabilità familiare, temperamento del ragazzo…) con la conseguenza di adottare un atteggiamento passivo di fronte ad un disturbo sul quale pensano di non poter influire.

Di fronte ad un soggetto che appena entra a scuola manifesta disagio, l’insegnante per incitarlo può porgere attenzione al comportamento negativo, e, quindi, alle sue condizioni di fragilità (per esempio non piangere) o suggerirgli, facendo riferimento sui suoi punti di forza, una soluzione efficiente per contrastare il suo malessere. Se nel primo caso incrementa la possibilità che la condotta inadeguata venga mantenuta, nel secondo caso viene mantenuta la possibilità che si verifichino episodi di successo.

Il rifuto scolastico : cosa fare?

La via d’elezione resta sempre il dialogo : è necessario rendere consapevole il soggetto, farlo riflettere sui propri pensieri negativi.

Successivamente si passa ad un graduale avvicinamento alla situazione temuta.

Possiamo accompagnare il soggetto alla scoperta di nuove prospettive consentendogli di provare le percezioni e i vissuti delle esperienze di successo.

Sarà opportuno favorire l’auto efficacia, cioè accrescere la fiducia che la persona nutre sulle sue capacità di riuscire in ciò che fa. Un’ulteriore compito richiede che il soggetto oltre ad affrontare paure in condizioni ideative, metta in atto i comportamenti fondamentali per superare i suoi timori, sperimentando nel concreto la possibilità di gestirli.

Autrice : Marisa De Domenico – Psicologa Esperta in Orientamento Scolastico e D.S.A.

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