Autrice: Maria Rita Panepinto, Dottoressa in discipline sociali
DSA e ADHD nei bambini sono condizioni differenti, ma possono essere confuse perché entrambe possono manifestarsi attraverso difficoltà scolastiche, disattenzione, fatica nello studio e conseguenze sull’autostima.
I DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) riguardano specifiche abilità scolastiche, come lettura, scrittura e calcolo. L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) riguarda invece principalmente difficoltà persistenti nella regolazione dell’attenzione e/o dell’iperattività e dell’impulsività.
DSA e ADHD non sono la stessa cosa, anche se possono presentarsi insieme. Comprenderne le differenze è importante per individuare correttamente le difficoltà del bambino e scegliere il percorso di valutazione e di intervento più appropriato.
Cosa sono i DSA nei bambini?
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo che interessano specifiche abilità scolastiche, in presenza di un funzionamento intellettivo adeguato.
Le difficoltà possono riguardare la lettura, la scrittura e il calcolo e diventano generalmente evidenti durante il percorso scolastico.
In particolare, si distinguono:
- dislessia, che riguarda le abilità di lettura;
- disortografia, che riguarda la correttezza della scrittura;
- disgrafia, che riguarda gli aspetti grafico-motori della scrittura;
- discalculia, che riguarda le abilità relative ai numeri e al calcolo.
Avere un DSA non significa quindi avere una minore intelligenza: la difficoltà riguarda specifici processi di apprendimento e può presentarsi con caratteristiche e livelli di gravità differenti da bambino a bambino.
Quando si può fare diagnosi di DSA?
Le difficoltà di apprendimento possono essere osservate già nei primi anni di scuola primaria, ma è importante distinguere tra segnali di difficoltà e una vera e propria diagnosi di DSA.
In genere, la diagnosi di dislessia e disortografia può essere formulata al termine della seconda classe della scuola primaria, quando il processo di apprendimento della lettura e della scrittura ha avuto il tempo necessario per consolidarsi.
Per la discalculia, invece, si attende generalmente il termine della terza classe della scuola primaria, poiché l’acquisizione delle abilità numeriche e di calcolo richiede tempi più lunghi.
Questo non significa che prima di queste età si debba semplicemente aspettare: la presenza di difficoltà significative può essere individuata precocemente e può rendere opportuni interventi di potenziamento e un successivo approfondimento specialistico.
DSA a scuola: il Piano Didattico Personalizzato (PDP)
Quando viene diagnosticato un DSA, la scuola ha un ruolo fondamentale nel garantire allo studente un percorso didattico adeguato alle sue caratteristiche.
Sulla base della documentazione presentata dalla famiglia, viene predisposto un Piano Didattico Personalizzato (PDP), nel quale vengono indicate le strategie didattiche, gli strumenti compensativi e le eventuali misure dispensative più appropriate.
L’obiettivo non è facilitare il bambino rispetto ai compagni, ma permettergli di accedere agli apprendimenti attraverso modalità adeguate al suo profilo, riducendo l’impatto delle difficoltà specifiche.
Quando indicato, al percorso scolastico possono affiancarsi interventi specialistici e attività di potenziamento mirate alle abilità che risultano maggiormente fragili.
DSA e ADHD possono presentarsi insieme?
Sì. DSA e ADHD sono condizioni differenti, ma possono essere presenti contemporaneamente nello stesso bambino.
Un bambino con DSA può, per esempio, presentare anche difficoltà attentive o un ADHD; allo stesso modo, un bambino con ADHD può manifestare difficoltà scolastiche che richiedono di approfondire anche le abilità di lettura, scrittura e calcolo.
È importante, però, non confondere le difficoltà scolastiche legate all’ADHD con un DSA. La disattenzione, l’impulsività e la difficoltà nel portare a termine un compito possono infatti influire sul rendimento scolastico anche in assenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento.
Per questo, quando le difficoltà coinvolgono più aree, una valutazione accurata deve considerare il profilo complessivo del bambino e distinguere la natura delle diverse difficoltà.
Cos’è l’ADHD nei bambini?
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da livelli persistenti di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferiscono con il funzionamento del bambino nella vita quotidiana.
Non tutti i bambini con ADHD sono necessariamente iperattivi. In alcuni casi possono prevalere le difficoltà di attenzione, in altri l’iperattività e l’impulsività, mentre altri bambini presentano entrambe le caratteristiche.
Essere vivaci, distrarsi occasionalmente o avere difficoltà a rimanere seduti non significa automaticamente avere l’ADHD. Per parlare di disturbo, le difficoltà devono essere persistenti, non adeguate al livello di sviluppo e avere un impatto significativo sul funzionamento del bambino in più contesti di vita.
Quali sono i sintomi dell’ADHD nei bambini?
I sintomi dell’ADHD possono riguardare principalmente la disattenzione, l’iperattività e l’impulsività e possono manifestarsi in modo diverso da bambino a bambino.
Tra i segnali che possono essere osservati vi sono:
- difficoltà a mantenere l’attenzione durante un’attività o un compito;
- facilità a distrarsi per stimoli esterni o pensieri non pertinenti;
- difficoltà nell’organizzare e portare a termine le attività;
- tendenza a perdere o dimenticare frequentemente oggetti necessari;
- difficoltà a rimanere seduti quando la situazione lo richiede;
- bisogno di muoversi frequentemente o sensazione di irrequietezza;
- difficoltà ad aspettare il proprio turno;
- tendenza a rispondere prima che una domanda sia terminata o a interrompere gli altri.
Questi comportamenti, considerati singolarmente, non sono sufficienti per formulare una diagnosi di ADHD. È necessario valutarne frequenza, intensità, persistenza e impatto sul funzionamento del bambino, considerando anche i diversi contesti in cui si manifestano, come casa e scuola.
Difficoltà emotive, frustrazione e riduzione dell’autostima possono comparire nel tempo, soprattutto quando il bambino sperimenta frequenti insuccessi o richiami, ma non rappresentano di per sé sintomi diagnostici dell’ADHD.
Quando si può diagnosticare l’ADHD?
L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo i cui sintomi iniziano nell’infanzia. Tuttavia, soprattutto nei bambini più piccoli, è necessario distinguere con attenzione i comportamenti compatibili con l’età da difficoltà persistenti e significativamente superiori a quelle attese per il livello di sviluppo.
La diagnosi non si basa quindi sulla presenza di un singolo comportamento o sul risultato di un solo test. È necessaria una valutazione clinica approfondita, che raccolga informazioni sul comportamento del bambino nei diversi contesti di vita, in particolare a casa e a scuola, e consideri anche eventuali altre condizioni che potrebbero spiegare le difficoltà osservate.
Una valutazione precoce può comunque essere utile quando le difficoltà di attenzione, iperattività o impulsività sono persistenti e interferiscono significativamente con la vita quotidiana del bambino. (Per una valutazione adeguata puoi consultare
Come si interviene dopo una diagnosi di ADHD?
Il percorso di intervento per l’ADHD viene definito sulla base delle caratteristiche del bambino, dell’età, dell’intensità delle difficoltà e del loro impatto nella vita quotidiana.
L’intervento può coinvolgere più figure e contesti e può comprendere, a seconda delle necessità, interventi psicoeducativi rivolti al bambino, parent training per i genitori, collaborazione con la scuola e interventi mirati sulle difficoltà comportamentali, emotive e organizzative.
In alcuni casi può essere presa in considerazione anche una terapia farmacologica, sempre nell’ambito di una valutazione specialistica e di un percorso individualizzato.
L’obiettivo non è semplicemente ridurre i comportamenti problematici, ma aiutare il bambino a sviluppare strategie più efficaci e favorire il suo benessere nei diversi contesti di vita.
Per approfondire la valutazione e i possibili percorsi di intervento per l’ADHD, puoi consultare anche il Centro italiano ADHD, specializzato nella valutazione e nel trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.
DSA e ADHD: quali conseguenze sull’autostima e sulle relazioni?
DSA e ADHD possono avere conseguenze che vanno oltre l’apprendimento e il rendimento scolastico, soprattutto quando le difficoltà non vengono comprese o adeguatamente supportate.
Ripetuti insuccessi, richiami frequenti, confronti con i compagni o la sensazione di dover impiegare molta più fatica degli altri possono favorire frustrazione, senso di inadeguatezza e riduzione dell’autostima.
In alcuni bambini possono comparire anche difficoltà nelle relazioni con i coetanei. Questo non significa, però, che un bambino con DSA o ADHD sia necessariamente isolato o abbia problemi sociali: le conseguenze emotive e relazionali variano molto da persona a persona.
Per questo è importante non concentrarsi esclusivamente sui risultati scolastici o sui comportamenti problematici, ma considerare anche il benessere emotivo del bambino, le sue risorse e il modo in cui vive le proprie difficoltà.
DSA e ADHD possono avere ripercussioni anche sul benessere emotivo del bambino. Le difficoltà scolastiche, i frequenti richiami o la sensazione di non riuscire come gli altri possono favorire frustrazione, senso di inadeguatezza e bassa autostima. Per questo è importante considerare non solo le difficoltà, ma anche le risorse e il benessere psicologico del bambino.
Quando chiedere una valutazione?
Se le difficoltà di apprendimento, attenzione, impulsività o iperattività sono persistenti e interferiscono con la vita scolastica o quotidiana del bambino, può essere utile richiedere un primo colloquio di approfondimento.
Comprendere la natura delle difficoltà è il primo passo per individuare il percorso più adatto al bambino e alla sua famiglia.
Hai dubbi su possibili DSA o ADHD?
Se tuo figlio presenta difficoltà persistenti nell’apprendimento, nell’attenzione o nella gestione dell’impulsività e vuoi capire quale possa essere il percorso più indicato, compila il modulo qui sotto.
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