Malattia di Parkinson : intervenire con la stimolazione cognitiva

MALATTIA DI PARKINSON : COS’E’

Il Morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa , ad esordio lento ma graduale e colpisce, in prima istanza, le aree cerebrali coinvolte nel movimento e nell’equilibrio.

I primi sintomi possono sorgere in maniera subdola ed essere poco riconoscibili.

MAPPE CEREBRALI: QUALI SONO LE AREE COINVOLTE NEL PARKINSON?

Le aree coinvolte nel Morbo di Parkinson sono principalmente i gangli della base (nucleo caudato, putamen e pallido), che partecipano alla corretta esecuzione dei movimenti.

La malattia inizia con un drastico calo della dopamina , dovuta alla degenerazione dei neuroni nella sostanza nigra.

Successivamente , vi è un accumulo di corpi di Lewy nei neuroni dopaminergici e nelle loro connessioni (nuclei della base e corteccia prefrontale).

Con il passare del tempo degenerano anche i neuroni serotoninergici, colinergici e noradrenergici, con altrettanti effetti sui corrispondenti domini cognitivi e comportamentali.

COME SI MANIFESTA LA MALATTIA DI PARKINSON?

I sintomi più evidenti del Morbo di Parkinson sono:

– Bradicinesia (lentezza nei movimenti)

– Tremore a riposo

– Rigidità

– perdita di equilibrio

– postura “piegata in avanti”

Talvolta , tali disturbi , riguardano una sola parte del corpo.

https://www.dabitonto.com/anto-psiche/la-malattia-di-parkinson.htm

DEFICIT COGNITIVI NELLA MALATTIA DI PARKINSON

Spesso ci si concentra sui sintomi motori di questa malattia, ma in realtà il Morbo di Parkinson

danneggia anche le aree del cervello innervate dai neuroni dopaminergici , inerenti le funzioni cognitive,come la corteccia prefrontale prima e le aree post corticali dopo.

Sintomi cognitivi nel Morbo di Parkinson

FASE INIZIALE

In una prima fase, dove vengono coinvolti i neuroni che innervano la corteccia prefrontale, avremo i seguenti sintomi:

– sindrome disesecutiva (carenza delle capacità di pianificazione e di decision making)

– compromissione nella fluenza fonologica

– difficoltà nel controllo emotivo

FASE AVANZATA

In una fase più avanzata della malattia, vengono danneggiate anche le aree posteriori della corteccia cerebrale (temporale, occipitale, parietale), dando vita ai seguenti sintomi:

– disturbi di memoria

– disturbi semantici

– disturbi visuo spaziali

– disturbi comportamentali

– allucinazioni

COME INTERVENIRE NELLA MALATTIA DI PARKINSON?

Nel morbo di Parkinson, come in altre malattie neurodegenerative, è fondamentale un approccio multidisciplinare e tempestivo per rallentare quanto più possibile il progredire della malattia e migliorare la qualità di vita del paziente.

Approccio farmacologico:

In fase iniziale , è necessario intervenire attraverso la somministrazione di farmaci dopaminergici, come la Levodopa, per ripristrinare i corretti circuiti neuronali inerenti questo neurotrasmettitore.

Spesso questo rimedio farmacologico funziona per un certo periodo di tempo, ma la degenerazione di altri circuiti , rende questo rimedio alla lunga, poco efficace.

Approccio fisioterapico

E’ importante , per chi è affetto da Parkinson, fare attività motoria-fisioterapica .

Diversi studi hanno dimostrato come l’attività motoria influisca positivamente, oltre che sulle performance motorie del malato parkinsoniano, anche su un altro sintomo molto comune nel Parkinson: la depressione.
Il movimento quindi migliora sia l’umore che la motricità.

Approccio neurocognitivo

L’intervento più efficace su sintomi cognitivi è la stimolazione cognitiva, soprattutto quella digitale.

La stimolazione cognitiva è considerata un efficace trattamento non farmacologico, facilmente accessibile, per contrastare il decorso degenerativo della malattia di Parkinson.

Grazie alla neuroplasticità, ovvero la capacità dei neuroni del nostro cervello di adattarsi e modificare la propria struttura attraverso l’esperienza , è possibile apprendere strategie compensatorie che sfruttino le abilità cognitive integre, arrivando a mantenere e ottimizzare il proprio livello di prestazione.

LA STIMOLAZIONE COGNITIVA DIGITALE NEL PARKINSON

Recenti studi dimostrano l’efficacia del training cognitivo in fase prodromica (esordi della malattia), mentre in fase più avanzata, è consigliabile la stimolazione cognitiva o riabilitazione.

E’ necessario assegnare dei goal, ovvero degli obiettivi da raggiungere .

E’ un elemento comune a tutti i tipi di riabilitazione cognitiva, ma nella malattia di Parkinson assume un significato ancora più importante, poiché stimola la motivazione all’azione.

E’ altresì importante che le terapie riabilitative cognitive vadano di pari passo con la riabilitazione motoria, in particolare combinandola con attività aerobica, poiché quest’ultima potenzia la neuroplasticità.

Fatta questa premessa possiamo indicare l’importanza dell’uso di terapie cognitivi digitali per stimolare le aree cerebrali inerenti i deficit cognitivi.

COME AVVIENE IL TRAINING COGNITIVO PER LA MALATTIA DI PARKINSON?

Il training cognitivo per la Malattia di Parkinson può avvenire attraverso l’uso di Mindlenses un dispositivo medico di classe 1 , composto da :

-lenti prismatiche , usate per la neuromodulazione NON invasiva,

– un tablet contenente i serious games, (giochi di stimolazione cognitiva).

Mindlenses è uno strumento ideato da Restorative Neurotechnologies, startup siciliana, nata nel 2018, da un’idea dal Prof. Massimiliano Oliveri, Neurologo e ricercatore di fama internazionale e Docente Ordinario presso l’Università degli Studi di Palermo, per rendere più agevole la riabilitazione cognitiva , in quanto sia il materiale per la valutazione che quello per la riabilitazione, è contenuto nel tablet.

Lo Psicologo si recherà al domicilio del paziente ed effettuerà 14 sedute, rigorosamente ravvicinate tra di loro in termini temporali: la frequenza ravvicinata è uno degli elementi fondamentali per far sì che il trattamento abbia la sua efficacia.

Verrà portato avanti un lavoro di stimolazione della working memory, utile ad aumentare anche l’attività della corteccia parietale oltre che di quella prefrontale , e dunque volto ad aumentare la flessibilità cognitiva con conseguente miglioramento delle prestazioni cognitive e probabile attenuazione di altri sintomi.

CONCLUSIONI

Gli studi sul Parkinson sono tutt’ora in corso per individuare le cause precise di questa malattia così insidiosa, sebbene gli indizi scientifici vertano tutti su una multifattorialità di elementi , tra cui fattori ambientali e genetici.

Tuttavia, grazie ad una diagnosi precoce e ad un intervento multidisciplinare tempestivo,

dati da:

– dieta equilibrata e mirata

– esercizio fisico aerobico

– training cognitivo

è possibile arginare al meglio i sintomi cognitivi, motori e comportamentali del paziente, favorendo una più alta qualità della vita e attenuare il disagio psicologico suo e dei familiari.

Autrice : Laura Muscarella, Psicologa esperta in Neuropsicologia

Per contatti

Cell.: 3880468068

Mail : dottoressamuscarella@psinfantile.com

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