Autrice : Marisa De Domenico – Psicologa esperta in orientamento scolastico e DSA
Le vacanze estive, con i loro ritmi lenti e le giornate piene di libertà, rappresentano per bambini e
ragazzi un momento atteso e prezioso. È il tempo del gioco, delle scoperte, del riposo, ma anche
della sospensione dalle regole e dagli orari che scandiscono la vita scolastica. Per questo, quando
arriva il momento di tornare tra i banchi, non tutti vivono la transizione con entusiasmo: per alcuni
il rientro è accompagnato da un vero e proprio malessere, che prende il nome di sindrome del
rientro a scuola, o back-to-school syndrome.
Non si tratta di una malattia in senso stretto, né di una diagnosi clinica.
È piuttosto un insieme di reazioni fisiche ed emotive che si manifestano nei giorni
immediatamente precedenti e successivi alla ripresa delle lezioni.
Sintomi della sindrome del rientro a scuola
Mal di pancia improvvisi, nausea,insonnia, mal di testa, nervosismo, pianti o rifiuto di prepararsi:
segnali che spesso sorprendono genitori e insegnanti, ma che hanno un denominatore comune.
Dietro a quei sintomi si nasconde la fatica di affrontare un cambiamento netto: il passaggio dal mondo
“senza orari” delle vacanze a
quello regolato da sveglie, compiti e responsabilità. Questa sindrome colpisce i bambini più piccoli,
ma non risparmia gli adolescenti, che talvolta reagiscono con malinconia, svogliatezza, calo di
motivazione o irritabilità. Non di rado, anche gli insegnanti avvertono un simile disagio, seppur in
forme diverse: ritrovare il ritmo scolastico dopo settimane di pausa non è semplice per nessuno.
Cause della sindrome del rientro a scuola
Le cause sono molteplici. Da un lato, c’è la perdita di libertà: lo studente passa da giornate piene di
attività scelte in autonomia a un’agenda scandita da obblighi. Dall’altro, subentra l’ansia legata alle
prestazioni: la paura di non essere all’altezza delle aspettative, di non ritrovare il proprio posto nel
gruppo classe, o di affrontare compagni e insegnanti dopo esperienze difficili.
Anche il corpo partecipa a questo stress, trasformando la tensione in sintomi psicosomatici che spesso allarmano le
famiglie. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, la sindrome del rientro è temporanea:
i sintomi svaniscono nel giro di una o due settimane, quando la routine viene interiorizzata di
nuovo. Ma ciò non significa che debba essere sottovalutata. Al contrario, accogliere questo
momento come una fase di adattamento naturale può fare la differenza. Etichettare il malessere
come “pigrizia” o “capriccio” rischia di aumentare l’ansia e di creare fratture nella relazione
educativa.
Sindrome del rientro a scuola: cosa fare ?
La prima forma di aiuto deve partire dall’ambiente familiare. I genitori possono
adottare alcune strategie semplici ma molto efficaci: preparare il terreno in anticipo: ripristinare
gradualmente orari di sonno e pasti già qualche giorno prima del rientro riduce lo shock del
cambiamento; coinvolgere i figli: trasformare la preparazione del materiale scolastico in un’attività
condivisa e positiva, piuttosto che in un obbligo imposto, ascoltare senza giudicare: permettere al
bambino o all’adolescente di esprimere ansie e paure, senza sminuirle, ma accogliendole come
emozioni legittime; mantenere spazi di leggerezza: inserire nella routine scolastica momenti di
svago e gioco, per evitare che la scuola venga percepita solo come dovere e rinuncia. Se la famiglia
è la prima linea di supporto, la scuola rappresenta l’altro pilastro fondamentale. L’accoglienza nei
primi giorni è cruciale per determinare come lo studente vivrà l’anno che inizia. Alcune pratiche
utili includono: attività di benvenuto: giochi di gruppo, racconti delle vacanze, lavori creativi che
favoriscano la socializzazione; didattica graduale: evitare di partire subito con verifiche o carichi
eccessivi, dando agli studenti il tempo di riadattarsi. Spazi di ascolto: momenti di condivisione
emotiva, come circle time o brevi discussioni guidate, in cui ciascuno possa raccontare come si
sente. Collaborazione scuola-famiglia: mantenere un dialogo aperto con i genitori per monitorare
insieme l’adattamento degli studenti.
Conclusioni
La sindrome del rientro a scuola è generalmente una difficoltà transitoria, legata alla necessità di riadattarsi a ritmi, regole e responsabilità dopo la pausa estiva. I segnali di disagio non dovrebbero però essere liquidati come semplici capricci o mancanza di volontà.
Accogliere le emozioni di bambini e adolescenti e aiutarli a esprimerle può rendere il ritorno alla routine più sereno. Il rientro a scuola può così diventare anche un’occasione per imparare ad affrontare i cambiamenti e sviluppare nuove capacità di adattamento.
Quando, invece, ansia, sintomi fisici, irritabilità o rifiuto della scuola persistono nel tempo o interferiscono significativamente con la vita quotidiana, è importante comprendere cosa stia alimentando il disagio e valutare la possibilità di un supporto professionale.
Dottoressa Laura Muscarella: come posso aiutarti
Se tuo figlio sta vivendo con difficoltà il rientro a scuola, manifesta ansia, irritabilità, sintomi fisici o un forte disagio legato alla ripresa delle lezioni, è importante comprendere cosa si nasconde dietro questi segnali.
Sono la Dottoressa Laura Muscarella, psicologa, e mi occupo di bambini e adolescenti che vivono difficoltà emotive e scolastiche. Attraverso un percorso psicologico personalizzato è possibile comprendere le cause del disagio e individuare strategie adeguate alle esigenze del bambino o del ragazzo.
Se desideri una consulenza psicologica per ansia e difficoltà legate al rientro a scuola, contattami
Lavoreremo insieme per aiutare tuo figlio ad affrontare questo momento con maggiore serenità.
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