L’IMITAZIONE DELLE CONDOTTE AGGRESSIVE

Lo studio dell’apprendimento è stato da sempre al centro delle ricerche psicologiche.

Albert Bandura, con la sua teoria dell’apprendimento sociale, è stato un autore fondamentale in questo tipo di ricerche, evidenziando come l’apprendimento non riguardasse soltanto il contatto diretto con gli altri, ma fosse qualcosa di più vasto, interessando anche le esperienze indirette  sviluppate attraverso l’osservazione. Bandura ha adoperato il termine modellamento per identificare un processo di apprendimento che si attiva quando il comportamento di un individuo che osserva si modifica in funzione del comportamento di un altro individuo che ha la funzione di modello. Da questa definizione si può capire come, secondo l’autore, il comportamento sia il risultato di un processo di acquisizione di informazioni da parte di altri individui, apprendere attraverso l’imitazione e l’osservazione. La teoria dell’apprendimento di Bandura è detta apprendimento sociale perché incentrata sul meccanismo di identificazione che lega osservatore ad osservato. Questo processo di identificazione è legato anche ad aspetti affettivi, e si ritrova spesso in condotte di identificazione che le persone adottano in determinati ruoli o personaggi sociali.

 

Nei primi anni ’60 Bandura ha condotto una serie di esperimenti riguardanti lo sviluppo delle condotte aggressive e violente, in particolare ha cercato di comprendere cosa accade quando si vede compiere un’azione violenta. Questi esperimenti sono tra i più famosi in psicologia e vengono chiamati “Esperimenti Bobo Doll”, ossia esperimenti portati avanti con una bambola gonfiabile che funge da “vittima”.

 

http://www.crescita-personale.it/vita-di-gruppo/2293/disimpegno-morale-e-aggressivita-tv-videogame/4321/a

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L’esperimento portato avanti coinvolge un numero ampio di bambini tra i 3 e i 6 anni, la situazione è abbastanza semplice: il bambino si trova seduto in una stanza con dei giochi e al lato opposto c’è un adulto. Tra i ari giochi è presente la bambola Bobo, qui si verificano due casi, nel primo l’adulto gioca tranquillamente con la bambola, nel secondo invece la aggredisce. In una seconda serie di esperimenti, l’adulto aggressivo, di volta in volta, è anche premiato o sgridato o lasciato senza conseguenze.

Dopo di ciò il bambino viene portato in un’altra stanza con tanti giochi, che successivamente gli vengono tolti perché riservati ad altri bambini. Quindi il soggetto viene riportato nella stanza iniziale, e il bambino che aveva assistito all’aggressione di Bobo da parte dell’adulto manifesta un gioco di tipo aggressivo, e in particolare gesti ed espressioni verbali violente nei confronti del pupazzo, in misura assai superiore a quella espressa dai soggetti che non avevano assistito alla violenza adulta. È stato riscontrato che il comportamento aggressivo è molto più intenso nei maschi che nelle femmine, non sembra però esserci nessun effetto particolare, sull’espressione di aggressività nei bambini, in relazione al fatto che l’adulto sia stato o meno premiato o sgridato. I dati di questo esperimento confermano la teoria dell’apprendimento sociale, in quanto si è potuto vedere come l’apprendimento sia interiorizzato anche con la semplice osservazione.

 

Sono stati condotti altri esperimenti seguendo la scia della Bobo Doll e si è aperta una controversia tra chi sostiene che la presenza di aggressività al cinema e in televisione è un modo per pubblicizzare la violenza, e chi sostiene che invece è un modo per ridurla, per il fatto di sublimarla, e farla attuare in contesti irreali e di fantasia, come i cartoni animati e i video-giochi.

 

Maria Rita Panepinto, Dott.ssa in Discipline Psicosociali

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