La grafologia al servizio della selezione e dell’orientamento

Se il 93% delle aziende francesi utilizza la grafologia in modo sistematico o occasionale[1] l’utilizzo della grafologia in Italia come strumento per la selezione e l’orientamento stenta tuttora a decollare.

Eppure, rispetto ad altri strumenti, la grafologia ha alcuni indubbi vantaggi che sarà qui il caso di esplicitare.

In primo luogo rende pressoché impossibile la dissimulazione. Se davanti alla tavola di un test proiettivo un candidato può dire in ultima analisi ciò che vuole è impossibile alterare la propria scrittura senza «introdurre nel tracciato il segno stesso dello sforzo compiuto per ottenere un cambiamento».[2] In altri termini la relazione tra scrittura e personalità dello scrivente immediata a differenza di quanto avviene in altri test, la cui attendibilità riposa necessariamente sull’attendibilità (e sincerità) delle risposte date dal candidato.

In secondo luogo è un test di facile somministrazione, rapido ed economico. Scrivere una ventina di righe richiede meno di cinque minuti ed è alla portata di tutti. È un test minimamente invasivo e intrusivo, non pone domande delicate e viene generalmente vissuto come piacevole (purché se ne spieghino in maniera corretta le finalità) anche da chi vi partecipa.

Infine è un test che si presta in maniera eccellente all’integrazione con altre metodologie poiché si situa su un diverso livello di analisi (Rende 2006)[3]. In altri termini se i test “carta e matita” si collocano al livello della descrizione del comportamento manifesto la grafologia permette di indagare dinamiche che si situano a un livello ulteriore e più profondo, e ne costituisce quindi un eccellente complemento.

Per esemplificare questo punto immaginiamo un candidato che in un test come il Big Five Questionnaire risulti essere Estroverso piuttosto che Introverso e che presenti la scrittura che segue.

 

TITUBANTE

 

 

 

 

Non ci vuole un grafologo per rendersi conto che ci troviamo davanti a una stridente contraddizione.

La scrittura in questione[4] è caratterizzata dal segno Titubante, che è indice di timidezza, titubanza, introversione.

Tramite l’analisi grafologica possiamo quindi ricavare un’informazione in più, che prima non avevamo. Non solo il soggetto si descrive come estroverso (i test carta e matita sono, di fatto, un’autodescrizione) ma in realtà risulta timido e impacciato.

È quindi un soggetto che si vede – o vuole dare l’impressione di essere – estroverso, energico, dominante, ma presenta “in realtà” caratteristiche del tutto opposte.

La grafologia può quindi fungere da «cartina di tornasole» dell’attendibilità degli altri test e dell’attendibilità dell’analisi del candidato nel suo complesso.

Fatta salva questa necessaria premessa, vorrei parlare in quest’articolo di alcuni tratti di personalità che possono essere utili alla selezione e all’orientamento su base grafologica. Ho scelto in particolare due dimensioni della scrittura basandomi su due requisiti in particolare: che siano (relativamente) facili da comprendere anche per i non grafologi e che siano rilevanti per l’orientamento e la selezione.

La mia scelta è caduta su velocità-rapidità scrittoria e accuratezza-scatteria.  Dal momento che in un articolo divulgativo non è possibile dire tutto mi limiterò ad alcune notazioni di carattere generale. Per chi volesse saperne di più rimando al corso online di introduzione alla grafologia[5] nonché al mio libro, 101 modi per interpretare la tua scrittura e quella degli altri (Newton Compton, 2011).

In primo luogo parliamo quindi della la velocità-rapidità scrittoria.

Le scritture si possono collocare su un continuum che va dalla lentezza alla rapidità, secondo lo schema che segue.

 

 

In linea di massima tanto più una scrittura è veloce tanto più le indicazioni sono positive (ma tutto ovviamente dipende dalla mansione e dal contesto). Il grado massimo di rapidità (Impaziente) presenta a sua volta indicazioni negative (affaccendamento, inconcludenza, dispersività). Il grado intermedio (Fluida) rappresenta invece l’optimum, e il miglior rapporto costi-benefici.

A questo punto invece di spiegarvi quali sono i significati della rapidità grafica  vorrei che provaste a immaginarli voi stessi. Partiamo dal presupposto che la scrittura è un campione di comportamento, che assumiamo come rappresentativo del comportamento in genere.

Chi scrive velocemente come penserà/deciderà/agirà? E chi scrive lentamente?

Le scritture che seguono sono tratte dal Trattato di grafologia di Moretti (Messaggero, Padova 2002). La prima è Lenta, la seconda Veloce, la terza Impaziente.

LENTA 

 

 

VELOCE

 

IMPAZIENTE

 

 

Osservate le tre scritture e provate a immaginare, per ciascuna delle coppie di aggettivi che seguono, quale dei due aggettivi sia il più appropriato per ciascuna di esse (potete considerare la seconda e la terza scrittura, per la maggior parte delle coppie, come equivalenti).

 

1) Vivace – pigro

2) Spontaneo – formale

3) Dinamico – statico

4) Intuitivo – riflessivo

5) Impulsivo – ponderato

6) Abitudinario – volubile

7) Preciso – confusionario

8) Irrequieto – tranquillo

9) Agile – impacciato

10) Intraprendente – indolente

 

L’esercizio ha lo scopo di farvi riflettere sul fatto che anche se non sapete ancora nulla di grafologia siete perfettamente in grado di associare correttamente a ciascuna scrittura l’aggettivo giusto perché abbiamo tutti una comprensione intuitiva dei principi di base del metodo grafologico[6].

Distinguere tra scritture veloci e scritture lenti sulle prime non è facilissimo anche se ha enormi implicazioni per la grafologia dell’orientamento. Se il vostro candidato ha una scrittura lenta è difficile che possa essere dinamico e se ha una scrittura veloce è altrettanto difficile che possa trovarsi bene in un lavoro sedentario.

Vorrei ora passare alla seconda categoria grafica, quella relativa all’accuratezza.

Anche in questo caso è possibile individuare un continuum che va da una scrittura Gettata via alla peggio a una scrittura Accurata studio. Questa è una dimensione che si interseca con la precedente, perché tanto più si scrive velocemente tanto più diventa difficile scrivere in modo accurato («Presto e bene, raro avviene»). Ma ci sono anche scritture che
sono sia lente che poco accurate, e queste scritture le chiamiamo Sciatte (e in questo caso si può dire che «Piove sul bagnato»).

 

 

Quelle che seguono sono tre scritture. La prima è Accurata, la seconda è Sciatta, la terza è Gettata via alla meglio[7]. Notate che sia la seconda che la terza scrittura sono poco accurate, ma la sono in modo diverso. La seconda ha un ritmo grafico modesto, la terza incalzante. La mancanza di cura grafica si può avere sia per eccesso di precipitazione (Gettata Via) sia nonostante il rallentamento (Sciatta).

 

ACCURATA

 

SCIATTA

 

GETTATA VIA

 

Stavolta, invece di lasciare i significati grafologici alla vostra intuizione, ve ne indicherò alcuni. Cercate tuttavia di riferirli sempre alle tre scritture in questione.

La prima dimensione che prenderemo in considerazione va dalla disattenzione-svagatezza all’eccesso di tensione-concentrazione. Quanto più una scrittura è poco accurata tanto più lo scrivente sarà distratto. Viceversa gli accessi di accuratezza danno una concentrazione eccessiva che può sfociare nell’ipervigilanza, con conseguente incapacità di distrarsi e lasciarsi andare.

La seconda dimensione è quella della sciatteria-precisione, ed è ovviamente correlata alla prima. Quanto più la scrittura è accurata tanto più la persona sarà precisa, in caso contrario tenderà al pressappochismo. È ovvio che l’attenzione è in relazione con la precisione, perché per essere precisi bisogno essere attenti. Come spesso capita in grafologia un significato psicologico spesso ne implica un altro.

La terza dimensione, infine, riguarda il senso del dovere. L’accuratezza si associa ad una elevata coscienziosità (o per dirla in termini freudiani, al Super-Io), la mancanza di accuratezza a negligenza e trascuratezza (prevalenza dell’Es, della spontaneità, dell’istintualità).

Se c’è una cosa che la grafologia insegna è che ogni medaglia ha il suo rovescio. Ogni pregio visto da un altro punto di vista, e in un contesto diverso, è un difetto. Nell’ambito della selezione e dell’orientamento siamo quindi obbligati a fare delle scelte. Non si può avere – salvo rare eccezioni – una persona precisa e coscienziosa, che sia al tempo stesso dinamica, intraprendente, creativa e originale. Perché se presto e bene raro avviene, e piove spesso sul bagnato, è anche vero che mogli ubriache e botti piene difficilmente convivono nella stessa cantina.

 

Autore: Dott. Francesco Rende, grafologo  laureato in Filosofia e Psicologia.

www.francescorende.it

 

 

 

 

Bibliografia

[1] http://xoomer.virgilio.it/eupaoluc/adueannidaldiploma.htm.

[2] Solange-Pellat, Le leggi della scrittura, Sulla rotta del sole – Giordano Editore, p. 14.

[3] F. Rende, Unʼindagine empirica sulle correlazioni tra i risultati del test di personalità di Eysenck e i risultati dellʼanalisi grafologica secondo il metodo morettiano, «Grafologia medica», anno 14, 1-2, 2006.

[4] La scrittura è tratta da L’indagine grafologica e il metodo morettiano di Nazzareno Palaferri (Messaggero, Padova, 2001).

[5] https://www.facebook.com/events/211593712357668/?fref=ts.

[6] F. Rende, La grafologia ingenua: il talento grafologico dei non grafologi, «Scrittura. Rivista di problemi grafologici», 148, 2009.

[7] Le prime due scritture sono tratte dal già citato Trattato di grafologia di Moretti, la terza dal Dizionario grafologico morettiano di Nazzareno Palaferri (Libreria G. Moretti, Urbino 2001).

Un commento

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