L’Attenzione: cos’è e perchè è così importante

L’attenzione è un insieme di processi che consentono all’organismo di selezionare una parte dall’informazione che proviene dall’ambiente. Questo è fondamentale perché nell’ambiente sono presenti numerose informazioni e si devono selezionare solamente quelle importanti per svolgere un determinato compito in un particolare momento.

L’attenzione, essendo un processo cognitivo superiore che coinvolge processi cognitivi differenti, si può dividere in varie tipologie:

  • Divisa: permette di compiere due azioni contemporaneamente, ad esempio ascoltare qualcosa e osservare qualcos’altro.
  • Selettiva: permette di concentrarsi su un unico compito.
  • Sostenuta: si riesce a mantenere la concentrazione su un solo compito per un lasso di tempo molto lungo.

Essa può inoltre essere suddivisa in automatica e controllata: automatica quando è inconsapevole, e controllata quando è regolata dalla volontà dell’individuo.

http://www.unadonna.it/mamma/bambini-e-concentrazione-un-connubio-non-impossibile/33989/

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A questo punto, è importante dire che l’attenzione non è solo visiva, ma può essere anche tattile e uditiva. Essa possiede importanti caratteristiche quali: il Focus attentivo, che può cambiare posizione nello spazio e la Dimensione del fuoco, ovvero che a seconda del compito che ci viene richiesto si possono concentrare le risorse attentive in uno spazio particolare, che può essere più piccolo o più ampio a seconda della situazione. In questo senso ricordiamo anche l’aggiustamento della dimensione del focus stesso: questo permette di concentrare le risorse attenzionali su un dato compito nel miglior modo possibile.

In linea generale si può dire che i compiti attenzionali sono gestiti dall’emisfero destro del cervello. Bisogna ricordare, più in particolare, che vi sono tre reti distinte che riguardano i processi attenzionali:

  • L’allerta: riguarda l’attivazione del cervello.
  • L’orientamento: concerne lo spostamento del focus attentivo.
  • Le funzioni esecutive.

Le teorie principali sull’attenzione sono essenzialmente due:

  • La teoria di Broadbent: afferma che il filtro attenzionale potrebbe essere posizionato in modo molto precoce portando ad eliminare lr informazioni a cui non diamo attenzione e quindi non inserirle nei processi di elaborazione superiore.
  • la teoria di Treisan: afferma che si può attenuare l’informazione a cui non diamo importanza e attenzione ed evidenziare tutte quelle informazioni su cui la riponiamo.

Analizzando in modo particolare lo sviluppo di questa capacità cognitiva, si può affermare che essa è presente già nel periodo neonatale. Infatti il neonato è raggiunto da una serie di stimoli tattili, uditivi, a cui però non riesce a dare un significato specifico. È capace pero di seguire con lo sguardo un oggetto che si muove nello spazio: questo è un primo segno di attenzione, che solo col passare del tempo diventerà più selettiva permettendo al bambino di selezionare certi stimoli a discapito di altri. I fattori principali che possiamo notare nei confronti di stimoli che compaiono nell’ambiente sono la dilatazione della pupilla.

Nel bambino l’attenzione è inoltre importante perché il deficit dell’attenzione può essere la causa di importanti disturbi evolutivi e di conseguenza funge da guida per la rilevazione di disturbi evolutivi importanti come lo spettro autistico, la dislessia.

 

Autrice : Eleonora Mazzitelli, Dott.ssa in Discipline Psicosociali

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