PADRI E MADRI: le diverse influenze genitoriali sui figli

I padri e le madri storicamente ricoprono, all’interno della famiglia, ruoli diversi, che  un tempo erano più marcatamente differenziati di quanto non accada oggi. Che alla madre sia comunque ancora oggi delegata buona parte delle cure dei bambini e il soddisfacimento dei bisogni rimane un dato suffragato da numerosi studi, oltre che dall’osservazione diretta dei comportamenti dei genitori,: se ci soffermiamo ad osservare, tanto per fare un esempio, l’uscita dei bambini dall’asilo nido, dalla scuola dell’infanzia o da quella elementare ci accorgiamo che il numero delle madri che aspettano i figli supera di gran lunga quello dei padri.

Le differenze di comportamenti fra padri e madri sono piuttosto evidenti, anche se oggi più che ieri si valorizza l’interscambiabilità dei ruoli, e ad essa spesso i genitori fanno riferimento quando viene chiesto loro di esprimersi riguardo alle reciproche posizioni.

Gli studi empirici che hanno osservato i comportamenti paterni e materni nei confronti dei figli hanno indagato la quantità e la qualità del tempo che padri e madri trascorrono con i propri figli e il tipo di attività che i due genitori preferiscono. I padri trascorrono meno tempo con i bambini rispetto alle madri, dato questo riscontrato in numerosi paesi occidentali (Lamb 1987), ma anche, più recentemente, confermato in altre comunità culturali, come quelle afro o latino-americane (Hossain e Roopnarine 1994). Questo scarto di disponibilità temporale fra madri e padri continua per tutta l’infanzia e fino all’adolescenza: è stato dimostrato infatti che ragazzi fra i 14 e i 18 anni trascorrono con la madre quasi il doppio del tempo rispetto a quanto non stiano con il padre (Montemayor e Brownlee 1987).

Dal punto di vista qualitativo, le madri tendono ad impegnarsi maggiormente nelle attività di cura, mentre i padri sembrano prediligere il “fare qualcosa insieme”, come leggere un libro o guardare insieme la televisione (Belsky e Volling 1987).

In generale, i padri orientano le loro interazioni con i figli verso attività di gioco, che nell’infanzia si manifestano prevalentemente come gioco fisico, e man mano che i figli crescono si orientano verso lo scherzo e le attività ricreative di interesse comune. Le madri, inizialmente depositarie dei comportamenti di accudimento primario si spostano poi verso la sfera del gioco tranquillo, per occuparsi infine prevalentemente dell’area scolastica e delle attività extra scolastiche  verso cui convergono gli interessi dei figli (Parke 1996; Larson e Richads 1994).

 

https://www.aiutoadolescenza.it/2016/07/08/essere-genitori-il-ruolo-del-padre-e-quello-della-madre/

https://www.aiutoadolescenza.it/2016/07/08/essere-genitori-il-ruolo-del-padre-e-quello-della-madre/

 

 

Queste differenze qualitative, relativamente costanti nelle famiglie occidentali, non trovano invece conferme chiare negli studi condotti su popolazioni appartenenti a culture diverse: le madri e i padri cinesi, malesi e indiani, ad esempio, raramente si impegnano in giochi di tipo fisico con i loro figli, e lo stesso si osserva in gruppi dell’Africa centrale, orientati maggiormente alle dimostrazioni di affetto o alla ricerca del contatto fisico (Roopnarine, Lu e Ahmdezzaman 1989).

Come si spiegano queste differenze dei comportamenti individuali?

Gli autori propendono per spiegazioni che utilizzano il contributo della biologia per le differenza di tipo qualitativo e le determinanti ambientali per le differenze quantitative, relative alla tradizionale distinzione dei ruoli paterno e materno nella suddivisione dei compiti, che vede generalmente il padre più impegnato nel lavoro e la madre invece più orientata alla gestione domestica. Più nello specifico, la relazione tra la madre e il figlio è ritenuta maggiormente dipendente dai fattori biologici, mentre quella fra padre e figlio risulta più dipendente dal contesto culturale della società di riferimento (Venuti e Giusti 1996).

Al di là delle differenze, e del minor grado di disponibilità all’interazione mostrata dai padri, è interessante considerare l’importanza che questi ultimi assumono nel percorso di crescita. Diversi lavori documentano che i comportamenti paterni sono particolarmente significativi rispetto all’acquisizione, nel figlio, delle competenze sociali con i coetanei. Ciò è vero soprattutto per quanto riguarda la tonalità affettiva che i padri usano in risposta alle manifestazioni emotive dei bambini. E’ stato rilevato come i figli dei padri che adottano prevalentemente tonalità affettive di tipo negativo sono meno competenti con i pari rispetto agli altri bambini, e in particolare mettono in atto meno comportamenti altruistici, sono più evitanti e più aggressivi.

Chiaramente la nostra epoca però presenta notevoli cambiamenti nei ruoli e ciò necessita un nuovo aggiustamento con una buona dose di flessibilità e di creatività. I mutamenti profondi della famiglia, che hanno attraversato gli ultimi decenni, hanno comportato una trasformazione delle relazioni di genere, i ruoli materni e paterni, spesso non sono così distinti e caratterizzanti. In alcuni casi i padri sembrano sospesi tra l’identificazione con un maschile forte, che spesso viene visto nel senso negativo ( autoritario , padre-padrone) e l’acquisizione di maggiori competenze emotive, da sempre patrimonio del materno. Complementare a questo aspetto, le madri sembrano assumere un ruolo più autoritario e di esercizio di un potere sociale. I mutamenti sociali e culturali sono avvenuti in tempi brevi e non hanno consentito all’immaginario collettivo ed individuale di sedimentare nuove rappresentazioni, che possano integrare i due ruoli. Se i padri, secondo una rappresentazione collettiva, venivano identificati in coloro che insegnavano a “vivere” e le madri ad “amare”, ora i padri, spesso, entrano in relazione con i figli rispetto ad un modello imitativo materno e le madri, sembrano costrette ad assumere un ruolo più direttivo, non sentendosi supportate dal proprio compagno.

Ovviamente il discorso è molto personale: non essendoci un unico modello di madre-lavoratrice, non c’è nemmeno una posizione giusta ed una sbagliata, ma semplicemente un punto di equilibrio diverso per ognuna. Questa ridistribuzione dei ruoli tra i genitori è un percorso individuale e di coppia, non scontato ed a tratti faticoso, ma ineluttabile con il quale fare i conti e del quale essere fortemente consapevoli.

 

 Autrice: Dott.ssa Federica Di Rienzo, Psicologa dello Sviluppo Infantile

Riferimenti bibliografici: Psicologia dello sviluppo sociale, Molinari, Il Mulino.

 

 

 

 

 

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