MATERNITA’ E GRAVIDANZA: STUDIO DELLE RAPPRESENTAZIONI MATERNE

 La transizione verso la genitorialità rappresenta una tappa critica all’interno della coppia, capace di determinare una serie di trasformazioni che coinvolgono il livello intrapsichico di ciascuno dei due futuri genitori, la loro relazione e il più ampio contesto sociale di appartenenza.

Le donne diventate madri, sicuramente potrano aver vissuto questi cambiamenti e queste trasformazioni! Ma non c’è da farsene una colpa; rientra tutto nella norma!

Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Le rappresentazioni relative alla gravidanza si attivano quando i modelli di attaccamento di base si sono già strutturati, così che il periodo di esperienze ritenute rilevanti risulta molto più lungo, iniziando anche prima che la persona diventi genitore; le loro fonti risalgono alle prime relazioni infantili con un caregiver; a queste prime interazioni si assommano molte altre esperienze che, nel corso della vita, possono coinvolgere anche persone esterne al nucleo familiare tanto che, ancor prima di instaurare una effettiva relazione con il proprio figlio, “la gran parte dei genitori ha, con ogni probabilità, già sviluppato un ampio e multisfaccettato Modello Operativo Interno rispetto al ruolo parentale” (Mayseless, 2006).

 

 

 

Uno degli strumenti più utilizzati nell’ambito della ricerca per cogliere in profondità il dispiegarsi delle rappresentazioni materne nel periodo gestazionale   è l’Intervista sulle Rappresentazioni Materne in Gravidanza (IRMAG; Ammaniti, Candelori, Pola, Tambelli, 1995).

L’IRMAG è un’intervista semistrutturata nata con l’obiettivo di esplorare “nella donna che si trova ad affrontare la maternità , l’area delle rappresentazioni mentali concernenti non solo se stessa come persona e come madre, ma anche il partner e la propria famiglia d’origine” (Candelori, 1995).

 

http://www.neolatte.it/it/articoli/tutela_della_gravidanza_e_maternita

http://www.neolatte.it/it/articoli/tutela_della_gravidanza_e_maternita

Nella sua versione originale, viene somministrata a donne alla prima esperienza di gravidanza intorno al 7^ mese, e consta di 41 domande strutturate su 6 aree di contenuto:

  1. Il desiderio di maternità nella storia personale e della coppia: viene approfondito come il desiderio di maternità si sia sviluppato nella donna e all’interno della coppia, se la gravidanza sia stata programmata o se, piuttosto, sia giunta inattesa.
  2. Le emozioni personali, di coppia e familiari alla notizia della gravidanza: viene esplorata la reazione emotiva della donna quando ha avuto la certezza di aspettare un bambino.
  3. Le emozioni e i cambiamenti nel corso della gravidanza nella vita personale , di coppia e in rapporto con la propria madre; la prospettiva del parto: vengono analizzati lo stato emotivo generale che caratterizza il periodo della gravidanza e gli effetti riscontrati in ambiti particolari, come l’attività lavorativa, le proprie abitudini generali, i rapporti con il partner e la propria madre … e le fantasie della donna riguardanti il momento del parto.
  4. Percezioni, emozioni, fantasie relative al bambino interno: quest’area comprende domande sulle reazioni materne ai movimenti fetali e alle ecografie, sulle caratteristiche fisiche e temperamentali immaginate per il bambino, sull’eventuale spazio esterno preparato per suo arrivo sotto forma di stanza, culla, corredino. L’obiettivo è quello di indagare se, all’interno della madre, si sia costituito uno spazio mentale dedicato al figlio che sta per nascere e se condivida con il partner tale spazio.
  5. Le aspettative future riguardanti le caratteristiche di sé come madre e le caratteristiche del bambino: le domande di quest’area indagano le aspettative materne riguardanti sia il proprio ruolo dopo la nascita del figlio, sia i bisogni e le caratteristiche del bambino nei primi mesi.
  6. La prospettiva storica della madre, riguardante il proprio ruolo attuale e passato di figlia: le domande si rivolgono al passato della donna.

 

Nella traccia dell’intervista sono incluse anche 5 scale di aggettivi che consentono una descrizione “guidata” della rappresentazione materna, attraverso la valutazione del significato attribuito dalla donna a cinque immagini diverse del proprio mondo psichico: se stessa, il bambino, il proprio partner, se stessa come madre e la propria madre.

 

La durata della somministrazione è variabile, ma in media si attesta intorno ad un’ora. L’intervista viene audio registrata e trascritta parola per parola; una volta effettuata la codifica , si procede a definire la categoria rappresentativa generale, che può essere di 3 tipi:

 

  1. RAPPRESENTAZIONI MATERNE INTEGRATE: includono narrazioni in cui venga offerto un quadro ricco e coerente della propria esperienza di gravidanza, vissuta come tappa fondamentale nella integrazione della propria identità femminile.
  2. RAPPRESENTAZIONI MATERNE RISTRETTE: caratterizzano quelle donne che affrontano la gravidanza come un evento da cui non bisogna farsi troppo condizionare. Esse mantengono, infatti, un elevato controllo su di sé. La narrazione appare influenzata da questo atteggiamento: essa risulta povera di dettagli, con scarsi riferimenti ai cambiamenti corporei e psicologici impliciti nell’evento che si sta vivendo.
  3. RAPPRESENTAZIONI MATERNE NON INTEGRATE: si caratterizzano per narrazioni incoerenti, con frasi lunghe e contorte che spesso non vengono concluse. Il quadro che emerge  appare confuso, pieno di contraddizioni di cui la donna non appare consapevole.

 

La prevenzione è lo scopo primario della ricerca, nella convinzione che , cercare di anticipare i comportamenti omicidiari o individuare gli stati di sofferenza cui una donna può andare incontro durante la maternità, potrebbe “salvare” non solo una relazione tra mamma e bambino ma forse anche la vita stessa di un bambino.

Autrice: Dott.ssa Federica Di Rienzo, Psicologa dello Sviluppo

Riferimenti bibliografici:

  • Babore, Il colloquio clinico di ricerca, ARACNE editrice srl, Roma.

 

 

 

 

 

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