LE ORIGINI DELLA VERGOGNA NEI BAMBINI

La vergogna (dal latino verecùndia) è un’emozione che ha ricevuto particolare attenzione in psicologia dello sviluppo emotivo soprattutto da parte di Lewis, che ha dedicato a quest’esperienza emozionale numerose ricerche (Lewis 1992; 2000; Lewis, Alessandri e Sullivan 1992). Essa è l’esperienza di un Sé messo a nudo, inadeguato rispetto a standard e richieste dell’ambiente e come tale giudicato dagli altri. Per questi motivi, può essere definita un’emozione sociale che Liotti (2005) colloca a livello del sistema agonistico e sessuale.

Rispetto a gioia, paura, rabbia, le cui modalità espressive sono chiare ed evidenti, la vergogna è caratterizzata da espressioni piuttosto contenute. Tuttavia, fra le emozioni sociali (che comprendono, ad esempio, l’orgoglio, l’imbarazzo, l’invidia) è quella che presenta reazioni fisiologiche e modalità espressive maggiormente percepibili. Il desiderio di scomparire, nascondersi, fuggire mentre si prova vergogna si manifesta all’esterno con una serie di segnali che vanno dall’evitare di incontrare lo sguardo altrui, al guardare in basso, al nascondere il volto fra le mani, al tipico rossore in viso, conseguenza della vasodilatazione sanguigna – un segnale di debolezza per chiedere scusa e per cercare di impedire l’aggressione per il proprio comportamento indegno e inadeguato. Questi segnali sono accompagnati da atteggiamenti posturali, come il ripiegarsi su se stessi, che esprimono il bisogno di ridurre al massimo ogni forma di contatto con altre persone, rispecchiando così l’esigenza di sottrarsi a qualsiasi tipo di relazione. Inoltre, come segno di sofferenza e disagio, la voce di chi si vergogna presenta un tono e volume bassi, con poche variazioni, che rispecchia il desiderio, da parte di chi si vergogna, di scomparire.

La vergogna emerge con la consapevolezza di sé e si sviluppa nella fascia di età che va dal secondo al quarto anno di vita circa. Infatti, la comparsa e la manifestazione di questa emozione si correlano al particolare gesto del bambino, durante la nota prova di autoriconoscimento allo specchio (Gallup 1977), di portare la mano al naso, dopo che questo è stato colorato di rosso a sua insaputa.Comportamento che viene letto come segnale di autoconsapevolezza e che compare nel periodo evolutivo in cui i bambini iniziano a manifestare forme di imbarazzo e di vergogna.

 

https://www.psicohelp.it/vergogna-e-imbarazzo-cosa-sono-e-come-sconfiggerli/

https://www.psicohelp.it/vergogna-e-imbarazzo-cosa-sono-e-come-sconfiggerli/

 

 

L’esperienza di vergogna in bambini d’età scolare, invece, è stata studiata con una procedura che consiste nel presentare compiti di diversa difficoltà e nell’osservare le reazioni emotive in caso di riuscita o di fallimento nella risoluzione del compito (Lewis 1992). I principali indicatori sono stati il movimento del corpo e la postura assunta, in particolare gli atteggiamenti di evitamento come curvare le spalle in avanti, abbassare il capo e nascondere il viso con le mani o le braccia.

Entro il compimento dei quattro anni tutti i bambini con sviluppo tipico manifestano questa emozione.

Dallo studio  citato, inoltre, emergono interessanti differenze di genere nella direzione di una maggiore propensione delle bambine a manifestare vergogna rispetto ai loro coetanei maschi.

La vergogna in età scolare, invece, viene per lo più determinata dal fatto di essere rimproverati o biasimati davanti agli altri. La progressiva interiorizzazione, attraverso le pratiche educative, della distinzione fra ciò che è corretto e ciò che non lo è, tra ciò che è permesso e ciò che è proibito, favoriscono nel bambino la valutazione delle proprie prestazioni in conformità a standard prestabiliti.

In età adulta, infine, l’esperienza di vergogna nasce dalla perdita pubblica della propria immagine personale, che costituisce il substrato dell’identità individuale. Quando l’immagine si rompe, infatti, l’individuo sente di perdere la faccia, e ciò avviene quando c’ è violazione e trasgressione di standard pubblici, dal campo scolastico, a quello professionale e sessuale.

Concludendo: è soltanto attraverso la sensibilità alla vergogna propria e altrui che possiamo mostrare attenzione e gentilezza nei rapporti sociali, riducendo così il rischio che l’altro si senta inadeguato , escluso e rifiutato.

Autrice: Federica Di Rienzo, Psicologa dello Sviluppo

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *