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PostHeaderIcon STALKING: PERCHE’ LA LEGGE ATTUALE E’ INEFFICACE


Il fenomeno dello stalking è un problema grave e quotidiano: 1 italiano su 5 ne è vittima.
A poco o a nulla è valsa la legge del 2009 che introduce l’articolo 612-bis nel codice penale e che recita così: “« Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita ».
Purtroppo le cronache di questi mesi sono testimoni dell’inefficacia di tale legge, poichè per il substrato psicologico che sta alla base di tali atti persecutori, la coercizione può solo peggiorarne l’esito.
Infatti,ogni giorno c’è una donna che muore (l’86% delle vittime è donna) o viene gravemente ferita per mano del suo ex-marito, fidanzato, spasimante.
La domanda che devono farsi oggi i professionisti della salute mentale è “ Perché di stalking si continua a morire?”
La risposta sta, a mio avviso, nella possibilità di attivare veri e propri T.P.O (Trattamenti Psicologici-Psicoterapici Obbligatori) che prendano in carico lo stalker.
Una volta ho avuto modo, parlando con un Giudice, di avanzare questa mia idea e mi sono sentita rispondere che non si può agire in maniera coercitiva “perché non si può fare la radiografia ai pensieri della gente”. Insomma come a dire” Non è sicuro che l’ammazzerà!”

Purtroppo le percentuali dicono l’opposto : il 20% degli omicidi ha avuto come premessa un atteggiamento persecutorio sfociato in violenza fisica.
E’ molto probabile che se lo stalker venga costretto piuttosto che ad allontanarsi dalla vittima , ad avvicinarsi al proprio mondo interiore tramite un percorso riabilitativo, le idee fisse e le ossessioni man mano cessino.
A mio avviso è imprescindibile un recupero delle persone sotto il profilo psicologico, in quanto gran parte degli stalker presenta una struttura di personalità patologica, che impedisce di elaborare e superare un abbandono e di vedere l’altro come persona e non come mero oggetto del desiderio.
Con mia gradita sorpresa ho avuto modo di leggere un articolo dove si parlava di una sorta di esperimento condotto a Roma, dal 2007 dall’Osservatorio Nazionale Stalking in cui ad essere “recuperato” era proprio lo stalker. Il percorso gratuito ha permesso la risocializzazione del 40% degli stalker: un successo che fa auspicare in un futuro migliore, in cui la molestia e la violenza fisica ad opera di chi soffre psicologicamente in maniera profonda, sia solo una rara eccezione e non una squallida quotidianità.
Si sollecita l’apertura di centri d’ascolto per cosiddetti “presunti autori” anche in tutte le altre regioni d’Italia e permettere finalmente di estirpare lo stalking con la prevenzione e il recupero direttamente sullo stalker, l’origine della violenza.

Per approfondimenti: http://www.ecoditorino.org/fenomeno-stalking-in-aumento-statistiche-in-italia-mappa.htm

PostHeaderIcon Pet therapy: curare mediante gli animali

Articolo scritto dalla Dottoressa Tiziana Favarò, Psicologa Psicoterapeuta

Quando parliamo di Pet Pherapy ci riferiamo a quella attività che il Ministero della Salute riconosce come attività di cura della persona e la suddivide in: Attività svolte con l’ausilio di animali,(A.A.A.) e in Terapie effettuate con l’ausilio di animali (A.A.T.) riconoscendo, a quest’ultima area, metodi e tecniche scientifiche finalizzate al miglioramento della salute.
Le due divisioni, vengono avviate in ambiti diversi.
• Si parla di A.A.A., che ha l’obiettivo primario di migliorare la qualità della vita di alcune classi di persone (anziani, bambini, non vedenti, malati terminali,ecc.). Tra queste attività fanno parte gli interventi di tipo educativo e/o ricreativo.
• Si parla di, A.A.T., che è un insieme di attività terapeutiche vere e proprie, che sempre secondo il Ministero della Salute sono :“finalizzate a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici obiettivi”. Quest’ambito, infatti, può essere impiegato per problemi cognitivi, comportamentali, psicosociali e psicologici in senso stretto.


Le A.A.T. per avere un approccio rigoroso, utilizzando delle metodologie scientifiche, devono essere pianificate ed avere obiettivi specifici, e il percorso quindi viene valutato e documentato dall’inizio alla fine. Portare avanti un progetto relativo alla AAT, è dunque complesso, in quanto si devono tener conto degli aspetti tecnici che si presentano complessi a livello procedurale; essendo un trattamento terapeutico, vi è una diagnosi e delle prescrizioni pianificate e ben definite negli obiettivi, volti al raggiungimento dei fini sanitari.
Proprio per la complessità e per il rigore che si richiede ad i progetti di Pet Therapy, Il Ministero della Salute, ha sottolineato che tale lavoro va sviluppato in un gruppo interdisciplinare, con diverse figure professionali che collaborano tra di loro, dalla fase della programmazione allo svolgimento delle attività. Le figure professionali che, in questa ottica, possono essere interessate sono “il Medico, lo Psicologo, il Terapista della riabilitazione, l’Assistente Sociale, l’Infermiere, l’Insegnante, Pedagogista, il Veterinario, l’Etologo, l’Addestratore, il Conduttore pet partners, etc”. Sempre, nei in progetti che seguono una metodologia scientifica, dovrebbero essere coinvolti, viste le molteplici patologie fisiche e/o mentali, le figure del medico e/o dello psicologo.
La precedente affermazione però non vuole sminuire altre figure professionali coinvolte nel progetto che risultano importanti per la loro competenza specifica.
Gli animali che maggiormente si prestano ad essere utilizzati per la pet therapy, sono cani, gatti, conigli, asini, delfini e molti alti l’importante che presentino caratteristiche di ubbidienza e comportamenti prevedibili e controllabili, tali da consentire di lavorare garantendo igiene e sicurezza. I limiti di applicazione della pet therapy si evidenziano in quei casi di pazienti “con difese immunitarie scarse o inesistenti, o sottoposti a chemioterapia o terapie immunosoppressive, nonché in pazienti malati di AIDS”. Un altro limite lo riscontriamo nel fatto che non tutte le persone amano gli animali o li amano allo stesso modo è un altro limite, per cui bisogna calibrare l’intervento alle caratteristiche del paziente, ed in alcuni casi risulta impossibile fare un lavoro di Pet Therapy.
Nella Pet Therapy è importante la relazione che si viene ad sviluppare dall’incontro uomo-animale è un processo biunivoco, un rapporto di reciprocità, un passaggio, un doppio flusso di contenuti, di interazioni, che si trasforma in legame.
La comunicazione tra uomo e animale si avvale di espressioni verbali ma anche corporee, il risultato è un esperienza che coinvolge totalmente, che stimola l’essere umano implicando la mente e il corpo.
La sollecitazione che avviene a livello mentale è molto profonda, spinge a mettersi in discussione, aiuta a conoscerci meglio, a valutare i propri bisogni e desideri.

A livello fisico, sollecita contemporaneamente tutti i sensi, ci aiuta a identificare le varie stimolazioni, ci fa attuare esercizio fisico ed in molti casi serve per una riabilitazione fisica e una risensibilizzazione di quelle parti di cui si è perso il contatto o il sentire.
Durante questa esperienza è il gioco che agevola la relazione, infatti, essendo un attività innata sia negli animali sia nell’essere umano, può essere utilizzata al di la del tempo e dello spazio con elementi di qualsiasi età ed in diversi luoghi .
Il gioco ci aiuta a costruire uno spazio altro, dove sia gli uomini che gli animali che entrano in relazione condividono uno spazio che non è solo fisico, ma anche mentale.

Dott.ssa Tiziana Favarò
Psicologa, Psicoterapeuta

PostHeaderIcon I DANNI DELL’EDUCAZIONE SESSISTA

“I maschi giocano con le pistole e le macchinine, le femmine con le bambole”; “Non piangere! Mica sei una femminuccia!” Non ti buttare per terra, non correre, non sudare: mica sei un maschiaccio!”… E’ tramite quelli che , in psicologia, vengono chiamati “introietti genitoriali” che si condiziona la vita di milioni di bambine e bambini. I genitori prima, la scuola e la società poi, rafforzano l’idea nei maschietti di essere nati per dominare, concquistare, e in molti casi aggredire e distruggere oppure scoprie, inventare, esplorare. Alle bambine viene insegnato esattamente l’opposto: passive, emozionali, deboli e remissive.

Per scaricare l’articolo completo clicca qui:   http://www.fileserve.com/file/2YYDAYw

PostHeaderIcon IL MASSAGGIO NEONATALE AYURVEDICO

Pochi forse sanno quanto sia importante il contatto corporeo fin dal primo giorno di vita per un neonato.

La pelle è l’organo di senso che ci mette in contatto con l’ambiente esterno, ed è anche il più sensibile e ricettivo nei primissimi mesi della nostra vita, quando ancora tutti gli altri organi di senso devono svilupparsi adeguatamente.

Il neonato è completamente dipendente dai suoi genitori, che lo nutrono, lo vestono, in una parola: lo curano. Spesso però, questi gesti da soli sono sufficienti sì a far crescere fisicamente ed in buona salute il bambino, ma non bastano per dargli quell’importantissimo nutrimento emotivo e affettivo che è veicolato solo da un buon contatto corporeo.

A tal proposito, pratica interessante ed utile è il massaggio al proprio neonato, che consente di ricreare una sorta di continuità con la vita intrauterina.

Dalla saggezza secolare della tradizione indiana deriva il massaggio neonatale ayurvedico.

Per scaricare l’articolo completo clicca qui : http://www.fileserve.com/file/ukaHust

PostHeaderIcon LO PSICOLOGO:QUESTO SCONOSCIUTO

In Italia manca la cultura della salute psicologica.

Basta dare uno sguardo alla cronaca giornaliera, in cui ogni giorno una persona con problemi psicologici commette un omicidio in famiglia  o alla situazione nelle scuole italiane per rendersene conto.
Lo Psicologo, ancora oggi, nel 2010, è visto come “il medico dei malati di mente” da persone appartenenti a svariate fasce d’età e classe.

Una testimonianza dal “mondo” degli Psicologi.

per scaricare l’articolo completo clicca qui: http://www.fileserve.com/file/ejmuVua

PostHeaderIcon UN PASSO IMPORTANTE: APPROVATA LA LEGGE sui DISTURBI SPECIFICI D’APPRENDIMENTO

Il 29 Settembre 2010 è stata una data importante per ciò che concerne il riconoscimento dei Disturbi dell’Apprendimento nella scuola.
In tale data infatti è stata approvata la legge sui Disturbi dell’Apprendimento.
Tale legge da diritto ad una diagnosi precoce, piani didattici personalizzati, dispensazione da alcune attivita’ (come ad esempio scrivere alla lavagna o leggere a voce alta) e utilizzo di strumenti tecnologici (videoscrittura, calcolatrice e computer) di sostegno. Sono solo alcune delle novita’ introdotte dalla nuova normativa. Inoltre questa legge prende anche in considerazione le esigenze delle famiglie, per cui sono previste anche norme per ottenere orari di lavoro flessibili.

E’ valorizzato anche il lavoro del docente, soprattutto in equipe poiché i docenti delle diverse discipline, dovranno considerare i punti di forza del proprio alunno e i suoi bisogni particolari.
L’elaborazione del piano personalizzato prevede, quindi, il coinvolgimento e il dialogo tra famiglia, specialisti e personale docente: la famosa “rete” di cui tanto si parla quando è in ballo il benessere psicofisico del bambino e della bambina.
Le risorse economiche e umane per attuarla ci sono. Il problema è la gestione di esse, perché si sa che in Italia tutto ciò che è benessere del cittadino passa in secondo piano.
Un invito questo a non abbassare la guardia, è proprio adesso che bisogna lottare di più affinchè tale legge non resti solo un pezzo di carta scritto.

Pubblico di seguito il link per leggere il testo completo :

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00507082.pdf

PostHeaderIcon I BAMBINI E IL CIBO

Nella mia esperienza di Psicologa dell’età evolutiva ho spesso incontrato genitori che si lamentano dei “capricci” dei loro bimbi a tavola.
Il cibo è l’elemento primario per un essere umano, insieme al nutrimento la madre veicola l’affetto, il calore che serve al bambino per crescere in maniera sana e sviluppare al meglio le proprie facoltà cognitive.
Spesso i genitori si allarmano in maniera eccessiva davanti ai rifiuti del proprio figlio o figlia di mandar giù la minestra e così , ogni volta, il momento del pranzo o della cena , o persino della colazione, diventa un momento di tensione che va ad alimentare e accrescere il rifiuto del bambino davanti al cibo.
Cosa fare dunque per uscire da questo circolo vizioso?
Innanzitutto, a mio avviso, i genitori devono :
-Riconoscere la propria ansia derivata da questi continui rifiuti, imparare a controllarla e rivolgersi al pediatra per un consiglio, spiegando da quanto tempo il bambino rifiuta il cibo e tutti i particolari inerenti. Ciò potrà tranquillizzarli sull’oggettività o meno del fatto. Ad esempio: un bambino sovralimentato nel primo anno di vita è molto probabile che tenderà a mangiare meno nel secondo anno.

-Non usare toni ricattatori o minacciosi (“Se non mangi non guardi la tv, non giochi..etc…) o rimproveri volti ad instaurare sensi di colpa (“Fai un’offesa ai bimbi poveri,vergognati!”).
-Evitare di insistere.
-Instaurare un dialogo volto a capire (e non a giudicare) le reali motivazioni del bambino.
-Provare a raccontare una fiaba mentre si è a tavola: spesso il racconto di una fiaba allenta le tensioni e crea un clima più sereno . A tal proposito cito ancora il libro della Dottoressa A. Oliviero Ferraris “Prova con una storia”, dove è presente una favola intitolata “Formichino che non mangia un bocconcino”.
A seconda dell’età del bambino si possono adottare diversi comportamenti, tutti volti comunque a comprendere cosa si nasconde dietro tale rifiuto.
Spesso è la richiesta di attenzione e affetto per un periodo delicato e complesso che il vostro figlio sta attraversando (nascita di una sorellina o di un fratellino, problemi a scuola coi compagni o nei compiti, passaggio da età infantile a prima adolescenza..).

PostHeaderIcon STILI DI ATTACCAMENTO NEL BAMBINO E NELLA BAMBINA E RELAZIONI INTERPERSONALI FUTURE

                             STILI DI ATTACCAMENTO E RELAZIONI INTERPERSONALI FUTURE

         Cosa sono gli stili di attaccamento? Quali sono? In che senso determinano le relazioni interpersonali, i legami affettivi futuri del bambino?

 
Per rispondere a queste domande bisogna citare necessariamente John Bowlby, psicanalista britannico che formulò e descrisse, tramite ricerche condotte sperimentalmente, la teoria dell’attaccamento, descrivendo così il legame affettivo ed emotivo che viene ad instaurarsi tra madre e bambino.

Secondo Bowlby, l’attaccamento è un qualcosa che, non essendo influenzabile da situazioni momentanee, perdura nel tempo dopo essersi strutturato nei primi mesi di vita intorno ad un’unica figura; è molto probabile che tale legame si instauri con la madre, dato che è la prima ad occuparsi del bambino, ma, come Bowlby ritiene, non sussiste nessun dato che avalli l’idea che un padre non possa diventare figura di attaccamento nel caso in cui sia lui a dispensare le cure al bambino”.
Bowlby descrisse tre stili di attaccamento che caratterizzano il tipo di attaccamento del bambino alla figura accudente.
1)Stile sicuro: il bambino sa che nella figura accudente ha un “porto” sicuro dal quale si può allontanare per esplorare il mondo e al quale può ritornare qualora qualcosa lo turbi o ne senta la necessità.
La figura accudente è sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a dargli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede.
I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri, Sé positivo e affidabile, Altro positivo e affidabile. L’emozione predominante è la gioia.
Le relazioni interpersonali future in generale saranno improntate sul rispetto di sé e dell’altro, sulla stima e sulla fiducia e nelle relazioni amorose sarà portato a ricercare partners che abbiano la sua stessa “sicurezza”, dunque le sue relazioni saranno durature ed equilibrate e tenderà a superare i conflitti e le difficoltà con strategie adeguate alla situazione.
2)Stile insicuro/evitante: il bambino percepisce la figura accudente come qualcuno a cui non chiedere aiuto nel momento del bisogno, poiché tale figura si dimostra inaffidabile, poco presente e spesso rifiutante.
I tratti caratterizzanti questo stile sono: insicurezza e sfiducia nel mondo esterno, tendenza all’evitamento per paura del rifiuto,apparente “autosufficienza”,convinzione di non essere amato, Sé affidabile, Altro negativo.
Emozione predominante è la tristezza.
Le relazioni interpersonali future saranno caratterizzate da freddezza emotiva.
Il bambino ormai divenuto adulto ed avendo interiorizzato la madre “rifiutante”, cercherà in tutti i modi di difendersi da eventuali esperienze altrettanto rifiutanti.
Le relazioni amorose saranno sempre prive di un totale coinvolgimento. Tenderà a non mostrare affetto nelle relazioni .
Inoltre non si sentirà a proprio agio con le richieste di supporto o le manifestazioni di dipendenza del partner. Preferisce evitare i conflitti o altre manifestazioni emozionali e rapidamente si sente intrappolato o annoiato dalla relazione.
3)Stile ansioso/ambivalente: il bambino percepisce la figura d’attaccamento come disponibile in maniera discontinua: a volte la madre è presente, ma spesso è assente. Ragion per cui l’esplorazione del mondo risulterà insicura,connotata da ansia. In questi bambini è presente l’”ansia da abbandono” ,essendo la minaccia preferita dalle figure accudenti: “Se non fai ciò che ti dico ti abbandono”.
Il bambino si percepirà come persona da amare in maniera discontinua.
Il sentimento che lo caratterizzerà sarà la colpa.
Nelle relazioni interpersonali sociali e amorose il soggetto sarà in balia spesso dell’impulso, della passione e talvolta mostrerà grande gelosia, possessività e ossessione.
Idealizzerà gli altri sopravvalutandoli e sovente sminuirà il proprio sé, con sentimenti di sfiducia circa le proprie capacità.

Lo stile di cui stiamo per parlare venne individuato dagli psicologi statunitensi Main e da Salomon durante l’osservazione di gruppi di bambini: alcuni di essi durante la situazione di stress ( Strange Situation) non si comportavano in alcuno dei modi sopra descritti da Bowlby, per cui venne ritenuto necessario dar vita ad un quarto stile.

4)Stile disorientato/disorganizzato: le figure di accudimento sono spaventate e spaventanti e il bambino può mostrare reazioni completamente opposte nello stesso breve lasso di tempo di fronte a situazioni stressanti. Per esempio: si butta a terra e piange quando la figura di accadimento si allontana e andarle incontro con il volto girato dall’altra parte quando ritorna.
L immagine di sé e dell’altro è vissuta in maniera negativa, vi è rifiuto dell’intimità e spesso conflitto tra questo e la ricerca dell’altro dal quale tali soggetti a volte si mostrano dipendenti.
Il soggetto lamenterà solitudine e paura di non piacere se non riesce a trovare una persona con cui stare.
Quando instaurererà una relazione di coppia , assumerà un ruolo passivo, colpevolizzandosi eccessivamente per i problemi interni alla coppia stessa.

Bibliografia: Bowlby John, Attaccamento e  perdita: vol 1. L’attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri

                         

 

PostHeaderIcon LA RIVALITA’ TRA FRATELLI

Ognuno di noi ha esperienza sia come figlio che come genitore di rivalità tra fratelli.

In psicanalisi la gelosia per i fratelli minori,vista come una  reazione di aggressività alla frustrazione affettiva, vissuta o reale, è denominata “complesso di Caino”.

Il rapporto che si crea tra i figli di una coppia è sempre caratterizzato da un duplice aspetto:

da un lato la presenza di un fratello o di una sorella permette al bambino di avere un nuovo compagno/a di giochi, un complice per le monellerie ( questo accade  soprattutto se i bambini tra di loro si tolgono pochissimi anni,massimo due e mezzo) e un confidente.

Dall’altro però, il bambino più grande si trova davanti un potenziale rivale che potrà sottrargli l’affetto, le attenzioni e le cure dei genitori.

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PostHeaderIcon QUALI SONO I DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO?

Questo articolo nasce dall’esigenza di far chiarezza sui Disturbi dell’Apprendimento.

Spesso infatti genitori, insegnanti, educatori, e chiunque venga a contatto con un bambino con queste problematiche, non sa con esattezza di quale disturbo si tratti ed erroneamente potrebbe usare il termine dislessico quando invece ci troviamo di fronte ad un caso di dislalia o addirittura di balbuzie  .

Ricordiamo che quelle che trovate qui sotto sono solo semplici e brevissime descrizioni per diradare la nebbia che avvolge tale argomento, ma non sono da intendersi sostitutive di un consulto da un bravo e qualificato professionista.

Ecco qui riportate  di seguito le definizioni e le descrizioni dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento

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